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Cgil: decine di aziende sono sull’orlo del baratro

 Cgil: decine di aziende sono sull’orlo del baratro

«Se nel circondario non verrà prorogata la cassa integrazione in deroga alla fine dell’anno spariranno centinaia di posti di lavoro in quasi tutti i settori»

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EMPOLI. Oltre cinquemila i lavoratori in cassa integrazione nel circondario. Che lavorano in centinaia di aziende. Decine e decine le imprese che stanno chiudendo o che lo faranno entro la fine del 2012. Di fronte a questo bollettino di una crisi ancora profonda la Cgil non ha dubbi: «Per il prossimo anno - spiegano il segretario della Camera del lavoro di Empoli Rossano Rossi e gli altri delegati di settore - ci vuole ancora la cassa integrazione in deroga che tutela anche i lavoratori delle piccole realtà produttive. Altrimenti spariranno altri centinaia di posti di lavoro». E sarà un massacro. Solo per le costruzioni Massimo Bollini, responsabile del settore per la Cgil, è categorico: «Se non verrà prorogata il 31 dicembre nel nostro settore ci sarà la perdita di un altro 30% di occupazione». Per questo la Cgil fa appello alla Regione.

Aziende importanti. Ad aver bisogno ancora di cassa integrazione, secondo Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil, potrebbe essere la Colorobbia. Mentre bisogna capire quali saranno le intenzioni della nuova proprietà, la multinazionale coreana Lg, per l’Allegri dove il 31 dicembre scade la cassa integrazione straordinaria. Procedura di mobilità aperta per i dipendenti di Stefan che nella zona sono 30. Cassa integrazione in deroga anche per 65 dipendenti di Ilio Pesca.

Quelle verso la chiusura. A fine anno chiude i battenti la storica azienda Applausi di Empoli e 25 lavoratrici saranno a casa. Ora sono in cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività. Nel settore del commercio è in liquidazione la concessionaria Carro di Empoli dove, con la sede di Fornacette, lavoravano 33 persone.

Edilizia. Al momento sono 1.300 i lavoratori che sono interessati da qualche procedura legata agli ammortizzatori sociali. E tra le novità negative Bollini spiega che nell’ultimo incontro sull’azienda Rasseno, quella che un tempo era la Fiat di Montepertoli, «è saltato il reimpiego dei 36 lavoratori che il 24 ottobre prossimo saranno licenziati». Invece 276 addetti del Consorzio Etruria sono stati assorbiti dalla nuova cooperativa, la Cla, e al momento è stata salvata anche la Moviter senza perdita di posti di lavoro. Oltre alla situazione occupazione il sindacato denuncia il dilagare della evasione contributiva. Per questo è necessario, si spiega, «il controllo da parte delle amministrazioni per quanto riguarda i pochi lavori pubblici rispetto alla regolarità delle aziende che lavorano in subappalto. E infine ancora si sottolinea lo sblocco del patto di stabilità perché «le amministrazioni hanno risorse ferme che potrebbero essere spese per dare respiro a questo settore e a quelli dell’indotto che è già stato in gran parte già completamente distrutto dalla crisi».

Aziende che non pagano. La Cgil richiama anche alla normativa sugli appalti pubblici. «La Regione Toscana - spiega Sergio Luschi, coordinatore delle Camere del lavoro di zona - ha la migliore legge per questa materia dove tra l’altro non c’è neppure il criterio del massimo ribasso. Ma non viene mai applicata. E si vede perché altrimenti casi come quello di un’azienda che al momento non sta pagando i propri autisti impegnati nel servizio scolastico per quattro Comuni della zona (Montelupo, Vinci, Limite e Cerreto) non sarebbero potuti avvenire». Si tratta della Falaschi che, come spiega la Cgil, «ha 25 lavoratori che dal 25 luglio aspettano lo stipendio di giugno e ancora non lo hanno avuto. Questo nonostante che ad aprile scorso sia stato sottoscritto un accordo in Provincia per il pagamento delle spettanze nei tempi previsti dal contratto nazionale. Per questo sugli appalti pubblici è importante provare a individuare i meccanismi giusti».

Agricoltura. In crisi anche questo settore che ha quasi 2.500 addetti nella zona. Il sindacato è preoccupato per il fenomeno delle cooperative “senza terra”. Sono composte da squadre di immigrati che, per esempio ora per i vigneti, lavorano a costi stracciatissimi, pari alla metà dei prezzi normali.

La proposta. Da qui la Cgil lancia per settembre la proposta di un patto di solidarietà e sviluppo che unisca lavoratori, aziende e istituzioni, «Noi siamo disposti a fare anche sacrifici - spiega il segretario Rossi - di fronte a prospettive di occupazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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