Il Tirreno

Empoli

Un esercito di sottopagati nei call center

di Francesco Turchi
Un esercito di sottopagati nei call center

La denuncia della Cgil dopo la scoperta di irregolarità per 268 giovani : «I casi di Empoli sono solo la punta dell’iceberg»

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EMPOLI. «Ogni giorno ci arrivano denunce di ragazzi che lavorano nei call center e sono sottopagati. Purtroppo è una situazione diffusa: ciò che è successo a Empoli è solo la punta di un iceberg». Parola di Alessio Branciamore della Nidil Cgil di Empoli, che insieme a Sergio Luschi ha seguito passo dopo passo la battaglia dei ragazzi che lavoravano alle dipendenze di E-Net e Sant’Andrea, società di Marco Saletti, 42enne vinciano, che secondo le indagini di guardia di finanza ed Inps avrebbe assunto i lavoratori con contratti a progetto, ma che in realtà erano subordinati a tutti gli effetti. Lavoravano sei ore al giorno negli uffici di via Galilei a Empoli, per cinque-sei giorni alla settimana.

Ma la busta paga nella maggior parte dei casi non superava i trecento euro: «Questo è un caso macroscopico – spiega Branciamore – ma il settore è pieno di situazioni simili: due euro e mezzo all’ora è un salario raro, ma 4-4,50 euro all’ora è quasi la norma».

La speranza è che l’atto di coraggio dei 38 ragazzi che si sono rivolti alla Cgil, innescando l’accertamento di guardia di finanza e Inps, «sia da esempio per altri giovani che si trovano in situazione simili e che li spinga a rivolgersi a noi».

È ciò che spera anche Daniele Zannelli, ventunenne, empolese, studente di Ingegneria informatica all’Università di Pisa. L’estate scorsa ha letto l’annuncio di ricerca personale della E-Net e ha deciso di presentarsi in via Galilei: «Volevo guadagnare qualcosa per mantenermi gli studi. Mi hanno fatto un contratto a progetto di due mesi, fino al 30 settembre. Ho lavorato le prime due settimane di agosto. Poi mi hanno telefonato dicendomi di non andare a lavoro perché c’erano dei problemi al computer. Da allora non li ho più sentiti». Ma l’esperienza, seppur breve, ha lasciato il segno: «Chiamavo i clienti e gli proponevo un appuntamento con un nostro consulente per sottoscrivere un contratto di telefonia. La paga? Trecento euro al mese. Ma avevano affisso un cartello all’ingresso dell’ufficio, per annunciare che ad agosto ci avrebbero pagato 10 euro in più al giorno. E poi c’erano i bonus: 5 euro per ogni contratto. Ma dovevamo fidarci della parola delle segretarie. Nessuno di noi poteva sapere quanti ne venivano sottoscritti. Mi avevano detto che ero stato il più bravo, che grazie a quei trenta contratti, sarei arrivato a guadagnare 500 euro. Però non ho mai visto nulla. Ci siamo rivolti al sindacato. Non per riavere quei pochi soldi – sottolinea Daniele – ma per denunciare la situazione».

È quindi scattata la verifica della guardia di finanza di Empoli, guidata dal capitano Roberto Lauretta e dell’Inps: secondo quanto è emerso, Marco Saletti, titolare di E-Net e Sant’Andrea (che ora sono in liquidazione), avrebbe impiegato 268 centralinisti in modo irregolare tra il 2008 e il 2011, omettendo di versare contributi per oltre 251mila euro e ritenute per settemila euro, nascondendo inoltre al Fisco ricavi per 84.500 euro; l’imprenditore non avrebbe inoltre versato l’Iva per tremilaseicento euro e l’Irap per 6.700 euro.

Secondo quanto è emerso dall’accertamento fiscale, i giovani dipendenti, tutti dell’Empolese Valdelsa, lavoravano su turnazioni continue, senza rispettare il requisito dell'autonomia previsto dal lavoro a progetto.

Gli ispettori dell’Inps hanno riqualificato i contratti di lavoro stipulati per ogni singolo impiegato (centralinista, coordinatore dei turni, addetto amministrativo alla segreteria ed alla formazione del personale) in base a quanto previsto dal contratto nazionale: .

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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