Il dolore
Delusi per il “Carbo” e amareggiati per la beffa inglese
Dopo la gara Limite si stringe intorno al suo campione solo quarto dopo un salto di corsia dei padroni di casa
LIMITE. Ci hanno sperato tutti che in quegli ultimi 300 metri, il due senza di Lorenzo Carboncini e Niccolò Mornati riuscisse a non farsi scappare l’Inghilterra. Che volasse più degli inglesi che intanto sbagliavano anche corsia di arrivo. Ci ha sperato Limite intera, che ieri poco prima delle una si è incollata davanti al televisore per non perdersi l’ultima Olimpiade del “Carbo” (la quarta in carriera).
Per sperare che il campione ripetesse quello fatto vedere a Sydney 2000, in verità sarebbe andato bene anche un bronzo. E invece dalla finale olimpica è arrivato un quarto posto condito con beffa. Visto che gli inglesi, terzi dietro Francia (argento) e Nuova Zelanda (oro) si sono anche inventati il fuori pista negli ultimi 150 metri. O meglio, hanno sbagliato corsia finendo la gara a rimorchio della Nuova Zelanda. Si può? A quanto pare sì. In effetti a Limite si è anche pensato, e sperato, che i giudici fossero inflessibili. Che per l’errore dei padroni di casa, insomma, ci fosse un ripensamento gradito e il bronzo arrivasse davvero. Invece è andata male, perché il ripensamento tanto agognato non c’è stato per niente. E allora chi usciva dai bar o dalla sede della Canottieri Limite ieri dopo le una, ha anche pensato che il “giudice inglese cattivo”, di penalizzare i padroni di casa, manco ci avesse pensato.
Così è finita l’Olimpiade di Lorenzo Carboncini e di chi per dieci minuti attesi come non mai, ha sperato e tifato per il campione. È finita tra gli applausi e i rimpianti di quel giallo finale. Dopo una mattinata tesa e attesa. Strade deserte, poi tutti in casa o al bar per vedere Lorenzo e Niccolò che, in pratica, allenandosi spesso a Limite è stato adottato dalla popolazione. È diventato un limitese anche lui. Alla Canottieri Limite la televisione era già accessa un’ora prima della finale olimpica. Noi l’abbiamo vista con chi Lorenzo e Niccolò li conosce forse meglio di tutti. Con ex bandiere del canottaggio limitese e qualche atleta di oggi. Anche se all’appello mancava l’allenatore di Lorenzo, Renzo Borsini che, emozionato, gentilmente ci ha detto di richiamare dopo pranzo: «Scusate ma la finale la devo vedere da solo, la vivo tutta a modo mio». Pronti via e Lorenzo e Niccolò faticano, sono ultimi ai 500 metri. Alla Canottieri quasi nessuno si scompone, «partono sempre così, poi risalgono» e se lo dicono loro puoi stare tranquillo. E in effetti è quello che accade quanto il duo inizia a ingranare, ai mille metri gli azzurri sono quarti. «Che la Nuova Zelanda vinca l’oro ormai è cosa certa- dicono - ma Inghilterra e Francia sono nel mirino».
Alla Canottieri ci si inizia a credere, salgono le voci e gli incitamenti. Poi, di schianto, la barca azzurra rallenta, perde brillantezza. Mancano un centinaio di metri quando si capisce che Lorenzo e Niccolò non ne hanno più. Quarto posto, hanno visi lunghi come quelli dei propri tifosi. Che però riprendono un po’ di speranza quando il telecronista annuncia il possibile bronzo a tavolino. Che, però, non c’è. Doccia fredda. E allora a ritirare su gli animi ci pensa il protagonista, Lorenzo Carboncini, con le sue dichiarazione del dopo gara. «Abbiamo dato tutto, abbiamo poco da recriminare - rassicura l’azzurro da Londra - il futuro? Ho 36 anni e mi sento ancora in forma, ma non so se voglio affrontare un nuovo ciclo olimpico. Mi piacerebbe staccare e stare con la mia famiglia, vedremo». Chissà, forse l’era di Carboncini non è finita nel bacino ventoso dell’Eton Dorney.
Filippo Cioni
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