La manifestazione
Ecco perché Fucecchio deve restare con Firenze
Fucecchio è fiorentina e non potrebbe essere diversamente. In soldoni, è quel che ha detto il sindaco Claudio Toni, nel grande caos creato dal nuovo disegno delle Province
Fucecchio è fiorentina e non potrebbe essere diversamente. In soldoni, è quel che ha detto il sindaco Claudio Toni, nel grande caos creato dal nuovo disegno delle Province, immaginato dal governo Monti.
Partito come castello lucchese, Fucecchio si mise sotto Firenze, nel Medioevo, in quanto guelfo. E, geograficamente, non era neanche l'ultimo, dal momento che, sotto Firenze, erano anche San Miniato, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Montopoli in Valdarno e Santa Maria a Monte.
Con il tempo, Fucecchio divenne sede di Vicariato, infine capoluogo di Mandamento, con tanto di pretura, uffici del Registro, delle Imposte e del Catasto, mentre San Miniato, città con vescovo, aveva la sottoprefettura. Andò avanti così fino al 1925. Anno in cui nacque la Provincia di Livorno. Pisa venne privata di tutti i Comuni della Costa. In compenso, ebbe San Miniato, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Montopoli in Valdarno e Santa Maria a Monte. Detto così, sembrerebbe un atto burocratico di una semplicità quasi disarmante. Invece, suscitò non poche proteste, bloccate con difficoltà dai ras locali. I Comuni non amarono il cambiamento. Si sentirono declassati. Fucecchio, rimasto in provincia di Firenze, perse il Mandamento. Se ne andarono le menti pensanti. Cominciò un periodo buio. Località di confine, era trascurata da Firenze e ignorata da Pisa. Comunque, se per affinità culturali guardava a Firenze, per interessi economici e politici aveva frequentazioni con i confinanti, tutti pisani. Tant'è vero che, quando s'arrivò alla consapevolezza che non era più possibile, per un Comune, affrontare il futuro da solo (era il 1972), Fucecchio scelse d'andare avanti alleandosi con i Comuni del suo ex Mandamento, per costituire il comprensorio del cuoio e delle calzature, di cui divenne sede. E non si tirò indietro nel momento in cui (1979) dal comprensorio si passò all'Associazione intercomunale 17 Valdarno Inferiore, nella prospettiva di superare, almeno in Toscana, le Province, che, con i loro confini, limitavano l'azione dei Comuni e, nello stesso tempo, erano onerose.
La scelta di Fucecchio fu azzeccata, perché l'Intercomunale ebbe competenze importanti, soprattutto nel disinquinamento.
La strada dell'Intercomunale sembrava quella giusta per superare le Province, ma la politica fece marcia indietro. Si disse che l'esperienza era fallita. E le Province ripresero gallo. Allora, Fucecchio s'impegnò per fare da cuscinetto tra l'Empolese e la zona del cuoio. Ma con scarsi risultati. Poi venne il tempo del Circondario Empolese-Valdelsa. Come dire no? Non era possibile, per Fucecchio. I confini delle Province avevano la loro importanza. Comunque, Fucecchio ha mantenuto un piede nella zona del cuoio, per quanto riguarda inquinamento e disinquinamento industriale. Difatti, fa riferimento all'Arpat pisana. Ma non ha intenzione d'andare oltre.
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