Il dolore
Crac Consorzio Etruria sette indagati per bancarotta
EMPOLI. Sette persone che dal 2006 al 2010 hanno occupato posti di vertice del Consorzio Etruria (cooperativa toscana di costruzioni con oltre 300 dipendenti, con sede a Montelupo Fiorentino) sono...
EMPOLI. Sette persone che dal 2006 al 2010 hanno occupato posti di vertice del Consorzio Etruria (cooperativa toscana di costruzioni con oltre 300 dipendenti, con sede a Montelupo Fiorentino) sono indagate dalla procura di Firenze in un'inchiesta in cui viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta. L'indagine mira a far luce sulle vicende che hanno portato il Consorzio alla procedura di concordato preventivo.
La guardia di Finanza, coordinata dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione, ha eseguito una ventina di perquisizioni nelle province di Prato, Lucca, Firenze e Grosseto anche in sedi di società che hanno avuto rapporti con il Consorzio. Il tribunale di Firenze ha omologato il 9 maggio scorso il concordato preventivo proposto da Etruria. All’origine dell’inchiesta fiorentina ci sarebbe la relazione che i tre commissari giudiziali - Massimo Cesaroni, Sandro Quagliotti e Andrea Spignoli - hanno consegnato al tribunale di Firenze e nella quale veniva espresso parere favorevole alla concessione del concordato. Una via d’uscita per evitare il fallimento dopoché era stata accertato un passivo di 460 milioni di euro (una perdita di 135 milioni di euro solo nel bilancio 2010).
Nella relazione i tre commissari avrebbero messo in evidenza alcuni comportamenti anomali messi in atto dagli ex componenti del cda che avrebbero contribuito al dissesto finanziario dell’azienda. Tra queste operazioni l’acquisto della Coestra, a un prezzo ritenuto troppo elevato, e alcuni accordi con la Baldassini Tognozzi Pontello di Fusi e Bartolomei (Btp). Tra questi i commissari avevano segnalato in particolare quello relativo alla Linea 2 della tramvia fiorentina. L’accordo infatti prevedeva che il Consorzio avrebbe dovuto versare alla Btp 18 milioni di euro, cifra considerata «di gran lunga superiore rispetto al possibile utile ricavabile dall’esecuzione dell’appalto». Nei fatti, avevano osservato i commissari giudiziali, a provocare il repentino crollo del colosso delle costruzioni, avrebbe giocato un ruolo decisivo non solo la crisi del settore immobiliare (invenduti centinaia di alloggi del Consorzio) ma anche «il tumultuoso sviluppo delle attività, estese senza adeguati mezzi finanziari e probabilmente senza una adeguata strategia imprenditoriale». Ma ad ipotizzare responsabilità dirette degli ex amministratori del Consorzio nel crac finanziario non sono stati solo i commissari giudiziali. Anche i nuovi vertici del Consorzio Etruria hanno preso nei fatti le distanze, prevedendo già nel concordato la cessione ai creditori dei risarcimenti per l’eventuale responsabilità civile da parte di chi aveva amministrato l’azienda o aveva responsabilità di controllare i bilanci.
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