Toscana
Sei ragazzi disabili umiliati a bordo di un aeroplano
Faranno causa a compagnia aerea e tour operator: «Non volevano farci partire perché secondo il personale di volo i ciechi non possono viaggiare senza tutori»
EMPOLI. Alla fine in vacanza ci sono andati, ma arrivare sulle spiagge di Creta è stata un'odissea. La colpa? L'ottusità di una compagnia aerea e avere una disabilità come la loro. È per questo che adesso cinque ragazzi non vedenti e uno ipovedente, tra loro il fucecchiese Giuseppe Comuniello di trentadue anni, che hanno da poco trascorso una vacanza nell'isola dell'Egeo, hanno chiesto il risarcimento dei danni morali al tour operator a cui si sono affidati e di conseguenza alla compagnia aerea - di nazionalità ellenica - con cui hanno volato da Bologna a Creta.
«All'inizio del mese di maggio - spiega Comuniello - io e cinque amici abbiamo prenotato attraverso un'agenzia di viaggi un pacchetto vacanza per Creta, informandoci ovviamente sulla possibilità di ricevere assistenza aerea. Dopo qualche giorno, il tour operator ha comunicato alla nostra agenzia che non c’era alcun problema e che avremmo potuto usufruire del servizio di assistenza aerea riservato alle persone disabili e a mobilità ridotta. Abbiamo quindi effettuato la prenotazione».
Ma è da qui che è iniziata l'odissea. «All'aeroporto ci hanno fatto aspettare mezz'ora senza ricevere assistenza - continua Comuniello - poi, quando siamo saliti a bordo dell'aereoplano, la compagnia ci ha detto che non accettava più di due disabili sull'aeromobile, una cosa incredibile. Abbiamo fatto valere le nostre ragioni ma la compagnia aerea alla fine ci ha permesso di salire tutti a bordo solo perché ha trovato quattro persone tra i passeggeri che ci hanno fatto da tutor. In conclusione ci hanno detto di averci fatto un favore».
Giuseppe Comuniello e gli amici sono partiti con oltre un'ora di ritardo. «Atterrati all'aereoporto di Heraklion - spiega ancora giovane fucecchiese - il servizio di assistenza aerea in discesa è stato effettuato con l'utilizzo dell'elevatore, strumento solitamente impiegato per l'assistenza a persone con disabilità motoria e non visiva. L'intera situazione e il “favore” che ci è stato fatto ha leso la nostra dignità di persone e i nostri diritti di passeggeri con esigenze speciali, anche perché noi abbiamo pagato quel volo come tutti gli altri passeggeri e avevamo gli stessi diritti».
Da qui è partita la richiesta di risarcimento per danni morali dei sei amici sia nei confronti della compagnia aerea greca sia nei confronti del tour operator. «E se nessuno dei passeggeri avesse accettato di farci da tutor saremmo dovuti scendere» conclude amaramente Comuniello che ha deciso di denunciare questa storia per ricordare che «essere ciechi non vuol dire non essere persone».
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