La manifestazione
Ha ucciso il rivale per una donna
Identificato l’assassino, aveva un appuntamento con la vittima nel viale I due si sono affrontati con i rispettivi clan legati alla prostituzione
FUCECCHIO. Due clan che si contendono il controllo del mercato della prostituzione, coi rispettivi boss che litigano per una donna. Si sono dati appuntamento per un chiarimento, che è sfociato nel sangue. Una decina di persone in tutto. La situazione è degenerata. Sono spuntate le pistole. Il più lesto ha freddato il rivale e ha ridotto in gravissime condizioni un altro membro della fazione nemica. Poi è fuggito. Gli inquirenti stanno ancora cercando di mettere insieme gli ultimi tasselli del puzzle, ma il quadro di ciò che è accaduto domenica sera, poco dopo le 21, in viale Colombo a Ponte a Cappiano, sembra essere abbastanza chiaro. Dopo una notte di interrogatori, le indagini proseguono senza sosta: l’assassino è stato identificato.
Spari e sangue. A perdere la vita nel drammatico scontro a fuoco è stato Kaudio Rucaj, 31 anni, di Montecatini Terme. Ce l’ha fatta soltanto a estrarre la pistola, ma non a sparare: è stato trafitto da due pallottole al torace, ed è morto praticamente sul colpo. Un suo amico, Ilir Qokaj, 28 anni, anche lui albanese e residente nella città termale, ha provato a difenderlo, ed è stato raggiunto da tre colpi di pistola: due al ventre e una alla mano. È caduto a terra privo di sensi in una pozza di sangue, mentre l’assassino è fuggito via in auto: anche lui è rimasto ferito, come testimoniano le tracce di sangue lasciate sull’asfalto. Ma non sarebbe stato raggiunto da colpi di arma da fuoco: si potrebbe essere fatto male nel tentativo di fuggire o in una colluttazione che potrebbe aver preceduto lo scontro a fuoco.
Idee poco chiare. I due sono stati soccorsi dal fratello del ferito. Che nella nottata ha cambiato versione. In un primo tempo infatti aveva detto ai carabinieri, che stanno indagando sul caso con il coordinamento del pm fiorentino Fedele La Terza, che non si trovava sul posto, ma che era stato avvertito dal fratello ferito, attraverso una drammatica telefonata, di ciò che era accaduto e di essersi precipitato sul posto. Sempre secondo questa prima testimonianza, i due sarebbero stati vittima di un agguato, con i colpi di pistola che sarebbero partiti da un’auto in corsa. In realtà il racconto dell’uomo non ha convinto gli inquirenti.
La verità. Qokaj ha poi dipinto uno scenario completamente diverso, considerato più attendibile. I membri dei due clan, una decina in tutto, si erano dati un vero e proprio appuntamento. L’oggetto del quale non è ancora del tutto chiaro, ma è probabile che si trattasse di una questione legata al controllo della prostituzione, intrecciata ai legami sentimentali: l’assassino e la vittima si contendevano una donna. Sono spuntate le armi e le parole hanno lasciato il posto a una scia di sangue.
I soccorsi. Dunque tutta la scena si sarebbe svolta sotto gli occhi di un gruppetto di testimoni. Uno di questi ha caricato i corpi del fratello, in un lago di sangue, e quello ormai senza vita di Kaudio Rucaj sul suo pick-up e si è diretto a tutta velocità al punto di primo soccorso del San Pietro Igneo di Fucecchio, distante un paio di chilometri. È proprio ai soccorritori che l’uomo ha fornito la prima versione. Il personale ha immediatamente allertato il 118 che ha inviato sul posto un’ambulanza. Ilir Qokaj è stato trasferito al San Giuseppe di Empoli, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Per Rucaj invece non c’era più niente da fare: il cadavere è stato coperto con un lenzuolo ed è rimasto davanti all’ingresso dell’ospedale fino all’arrivo del magistrato, che poi ne ha disposto il trasferimento all’istituto di medicina legale di Firenze, dove sarà effettuata l’autopsia.
La pistola. Nel frattempo sono scattate le indagini dei carabinieri. Che nella notte hanno sentito più volte il fratello del ferito e le altre testimonianze, grazie alle quali è stata ritrovata, in un orto sul lato opposto della strada rispetto a dove si è consumato l’omicidio, una pistola. Qualcuno durante la fuga l’ha gettata dal finestrino dell’auto. Si tratta di una calibro 7.65 di fabbricazione russa, dalla quale però non sarebbe stato esploso alcun colpo: probabilmente si tratta dell’arma che aveva con sé Kaudio Rucaj. Non sono stati rinvenuti invece i bossoli. Le attenzioni degli uomini della scientifica si sono quindi rivolte sulle tracce di sangue lasciate dai feriti sull’asfalto: sono stati effettuati i rilievi e nelle prossime ore si saprà a quante persone diverse appartengono.
Telecamere. Al vaglio degli inquirenti anche le riprese dell’impianto di videosorveglianza dell’azienda che si trova a pochi passi dalla piazzola che ha fatto da scenario all’omicidio. Secondo quanto si è appreso le telecamere non avrebbero ripreso direttamente la scena, ma le immagini potrebbero comunque fornire indicazioni importanti in merito alle persone presenti e al numero di auto con le quali sono arrivate sul posto (sarebbero almeno tre, tutte di grossa cilindrata) anche per verificare l’attendibilità delle testimonianze.
L’identikit. In queste ore è scattata la caccia delle forze dell’ordine all’assassino. Che, sempre secondo le prime ricostruzioni, avrebbe parcheggiato l’auto sul lato destro della strada venendo dalla rotatoria sulla Francesca, mentre la resa dei conti è andata in scena sul lato opposto, all’altezza del numero civico 192, davanti al capannone di un’azienda dove sono in corso dei lavori di ristrutturazione. Le tracce di sangue lasciate in mezzo a viale Colombo sarebbero le sue. Nonostante le difficoltà motorie dovute alla ferita è riuscito a salire sull’auto, probabilmente una Mercedes di colore scuro. Poi sarebbe partito a tutta velocità in direzione di Fucecchio. Gli inquirenti hanno in mano gli elementi forniti dai componenti del clan di Rucaj e stanno intensificando i controlli, sia nel circondario dell’Empolese Valdelsa, sia in Valdinievole, per scovarlo.
Far west. Lo scenario è decisamente inquietante. Due bande che si danno appuntamento per un chiarimento e si affrontano, armati, non in una zona deserta, lontana da occhi indiscreti, come può essere una zona industriale per esempio, o una strada periferica. Ma scelgono viale Colombo, tra Ponte a Cappiano e Fucecchio. Una strada molto transitata, che collega la frazione al capoluogo. Ma c’è di più: l’ora “x” non scatta nella notte, ma bensì poco dopo le ore 21. E lungo una via dove, oltre alle aziende, ci sono anche molte case. Si tratta dunque di personaggi senza scrupoli, disposti anche a mettere a repentaglio la vita di ignari cittadini e per nulla intimorito dall’eventualità di essere visti. Resta da capire perché Ponte a Cappiano. I protagonisti – almeno secondo quanto si è appreso finora – vivono tutti a Montecatini Terme e dintorni. Ma è evidente che hanno una certa familiarità anche con Fucecchio, dove probabilmente hanno “esportato”, seppure in maniera più limitata, i loro affari sporchi, legati principalmente alla prostituzione.
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