Il Tirreno

Empoli

A rischio gli uffici postali in 4 paesi del circondario

di Francesco Turchi
A rischio gli uffici postali in 4 paesi del circondario

Nel mirino gli sportelli di Monterappoli, Granaiolo, Querce e Massarella I sindaci: «Non è pensabile togliere un servizio con queste modalità»

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EMPOLI. Quattro uffici postali del circondario potrebbero scomparire: Monterappoli e Granaiolo nel comune di Empoli, Querce e Massarella in quello di Fucecchio. Sono state inserite da Poste Italiane nella “black-list” delle strutture “anti-economiche” presentata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

La prospettiva. Se il piano di riorganizzazione andrà avanti, probabilmente le quattro frazioni si ritroveranno senza le insegne gialle, con tutti i disagi che ne conseguirebbero, soprattutto per gli anziani. Poste al momento getta acqua sul fuoco, con l’amministratore delegato Massimo Sarmi che parla di una lista di sportelli «sotto i parametri di economicità». Sempre secondo Sarmi, Poste starebbe raggiungendo accordi «con gli enti locali per trasformare questi uffici in centri multiservizi». L’idea sarebbe quella di aprire al cittadino una serie di servizi a pagamento come il rilascio di certificati anagrafici o il pagamento del ticket sanitario. Ma di fatto, almeno per ora, gli enti dell’Empolese Valdelsa non hanno notizie in questo senso.

Piccoli paesi. Difficile pensare che l’aggiunta di questi servizi sarebbe sufficiente a far diventare vantaggioso sul piano economico un ufficio postale di una piccola frazione popolata da un migliaio di abitanti.

I sindaci. Il piano messo in cantiere da Poste finirà inevitabilmente per provocare le proteste dei residenti. Lo sanno bene i sindaci Luciana Cappelli e Claudio Toni, che nei prossimi giorni cercheranno di capire qualcosa in più direttamente da Poste Italiane in merito all’eventuale chiusura dei quattro uffici di Granaiolo, Monterappoli, Querce e Massarella.

Fulmine a ciel sereno. Anche perché – come spiega il primo cittadino fucecchiese – gli enti locali almeno per ora sono stati tenuti all’oscuro: «Non è questo il modo di prendere certe decisioni – sottolinea Claudio Toni –. Non si possono chiudere degli uffici postali senza prima essersi confrontati con i Comuni, che conoscono bene le realtà locali. Difenderemo gli uffici postali e ci faremo sentire, sia con Poste, sia con l’Agcom».

Soldi e servizi. Perché – secondo i sindaci – non si può tenere conto soltanto dei freddi dati, ma anche dei servizi, che verrebbero meno: «Poste sostiene che gli uffici in questione sono “anti-economici”? Chiederemo – conclude Claudio Toni – in base a quali cifre l’hanno definiti tali. Ripeto: non si può interrompere un servizio in questo modo, senza il coinvolgimento dei Comuni e senza pensare alle conseguenze per la popolazione, soprattutto per gli anziani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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