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Affitti a canoni agevolati per cento famiglie

Affitti a canoni agevolati per cento famiglie

Con 5 milioni finanziati dalla Regione saranno costruiti 60 alloggi da Publicasa L’assegnazione avverrà fuori dalle graduatorie, sarà dato spazio al cohousing

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EMPOLI. Per ora è solo un protocollo di intesa tra Regione, Publicasa, Comuni e Asl, ma nei prossimi mesi potrebbe diventare una cura all’emergenza abitativa nel circondario. Sul piatto ci sono 5 milioni di euro per realizzare una rete di servizi abitativi tra gli undici comuni mediante la riqualificazione del patrimonio pubblico esistente con modalità innovative di progettazione, realizzazione e utilizzo delle strutture.

In sostanza, si agirà su un sentiero parallelo ma diverso rispetto all’edilizia residenziale pubblica tradizionale. Non nuove case popolari, insomma, ma alloggi - almeno 60, molti dei quali in cohousing - ricavati da strutture già esistenti e da destinare ai soggetti più colpiti dalla crisi. L’idea è quella di mettere un tampone consistente a quella ferita aperta nelle comunità dalle attuali difficoltà economiche, senza togliere risorse ai bisogni abitativi delle molte famiglie che da anni sono in graduatoria in attesa di una chiamata. E chiedere a queste famiglie affitti a canoni agevolati.

«La crisi attuale sta generando grosse difficoltà in fette della popolazione che magari fino a qualche anno fa non avevano problemi di alloggio - spiega Lorena Leoncini di Publicasa - penso a divorziati, cassintegrati, persone che hanno perso il lavoro negli ultimi anni o famiglie che hanno subito uno sfratto perché non riuscivano a pagare l'affitto. Senza contare i giovani precari che non hanno accesso a mutui o finanziamenti e che vorrebbero rendersi indipendenti». Va avanti: «Abbiamo pensato che non fosse giusto affrontare questo problema con le stesse modalità dell’edilizia residenziale pubblica, in un momento in cui anche le casse degli enti locali sono sguarnite. Perciò, con il contributo della Regione e il coinvolgimento non solo dei Comuni ma anche degli assistenti sociali e dell’Asl, abbiamo puntato su forme innovative che potessero dare un aiuto anche temporaneo a più persone e soprattutto sfruttando il patrimonio già esistente».

Il cuore del progetto sta proprio qui. Adesso una commissione di esperti dovrà dargli le gambe, in modo da cominciare con i lavori il prossimo anno. Publicasa ha già individuato una lista di strutture pubbliche da riqualificare e da rendere abitabili nei diversi territori. Entro la fine del mese gli amministratori dovranno dare un ordine di priorità, dopodiché sarà costituito un gruppo tecnico che deciderà gli interventi da effettuare. «La prima parola d’ordine sarà cohousing o coabitazione - prosegue Leoncini - un singolo appartamento, infatti, sarà predisposto in modo da dare una camera a ciascuno e offrire spazi comuni di convivenza, come la cucina, la lavanderia o il salotto. Inoltre gli alloggi dovranno essere flessibili: stando attenti a come sono disposti gli impianti e le finestre e a come sono divisi gli spazi basteranno pochi cambiamenti per accogliere nuovi e differenti nuclei. Un’altra novità sarà la graduatoria unica, comune a tutti i territori del circondario. Ultima, ma non ultima delle innovazioni riguarderà il risparmio energetico e l’utilizzo di energie rinnovabili per ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’abitare». Con i primi 5 milioni Publicasa pensa di poter realizzare almeno 60 alloggi, che potrebbero sopperire alle necessità di oltre cento famiglie. Tuttavia, se il progetto avesse successo, potrebbero esserci nuovi finanziamenti per una modalità a costi ridotti rispetto all’edilizia popolare tradizionale e più vicina alle esigenze immediate delle famiglie.

Marco Pagli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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