Il Tirreno

Empoli

Decine di piscine abusive avvisi ai proprietari

Le indagini sono partite nel Comune di Vinci grazie a fotografie dall’alto Nel circondario le normative per la costruzione sono poco chiare e diversificate

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EMPOLI.

È partita nel circondario un’azione mirata per la lotta all’abusivismo edilizio. A lanciare l’iniziativa è l’amministrazione comunale di Vinci che, come è stato spiegato in un incontro avuto di recente con le associazioni di categoria e con le organizzazioni sindacali, ha deciso di salvaguardare in maniera più incisiva il proprio territorio contro le irregolarità edilizie.

Un’operazione di controllo portata avanti dagli uffici del Comune, come è stato spiegato sempre in questo incontro, al fine di preservare intatto il paesaggio, la campagna e soprattutto garantire il contenimento delle risorse idriche in un momento di allarme siccità, come quello presente. L’amministrazione di Vinci ha avviato una vera e propria verifica a tappeto (non a campione), individuando nelle piscine di proprietà privata il settore da accertare. Partendo da dei rilievi aerei, si è infatti notata una discrepanza importante e pari a diverse decine di unità rispetto agli impianti autorizzati, che sono circa 60. È dunque lecito ipotizzare che il totale delle piscine sul territorio vinciano si avvicini approssimativamente al doppio di quelle dichiarate.

Al momento non sono previste sanzioni per le situazioni “irregolari”, poiché le foto aeree potrebbero aver catturato anche impianti temporanei, come ad esempio una qualsiasi piscina gonfiabile che non ha bisogno di alcuna autorizzazione per essere montata. Pertanto, l’amministrazione comunale si è ad oggi limitata ad inviare lettere di chiarimento ai proprietari delle particelle catastali interessate dai rilievi.

Ad eccezione di Vinci, al momento, nessuna delle altre amministrazioni del circondario ha intrapreso un’opera mirata nei confronti di una qualsivoglia tipologia di abuso edilizio, ma tutte dichiarano di monitorare costantemente la propria area, con azioni regolari e ordinarie ad opera della polizia municipale, che agisce su segnalazione o su campione.

Sul territorio dell’Empolese-Valdelsa sono presenti all’incirca 400 piscine (ad esclusione della sessantina già citata per la zona vinciana), molte delle quali si concentrano nella zona di Montaione, che annovera un centinaio di impianti, principalmente all’interno delle strutture ricettive, il grosso dell’economia locale.

Empoli ne conta una settantina, Montelupo Fiorentino si attesta sui sessanta impianti, Gambassi ne dichiara un’ottantina, mentre Certaldo circa venti. Purtroppo la normativa regionale che dispone la concessione delle autorizzazioni necessarie alla costruzione di simili impianti non è molto chiara, e ogni Comune si trova in condizione di interpretarla un po’ a modo proprio. Montelupo, ad esempio, opera una distinzione tra la costruzione realizzata in area agricola e quella invece situata nella zona urbana: per l’area agricola è opportuno fare apposita domanda al Comune che entro 75 giorni deve valutare l’idoneità dell’area alla costruzione, soprattutto ponendo attenzione all’esistenza o meno di vincoli paesaggistici. La realizzazione in area urbana, invece, prevede una semplice Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), dopo la quale si può procedere all’edificazione.Montespertoli, per fare un altro esempio, vieta la fabbricazione di piscine all’interno della città a meno che non interessi un terreno sufficientemente esteso; l’impianto è invece concesso se effettuato nell’ambito della zona agricola e nei borghi privi di vincoli paesaggistici. Ma qualsiasi sia la porzione di territorio interessata, è preclusa la realizzazione della struttura con collegamento all’acquedotto comunale. Certaldo classifica le piscine presenti sul suo territorio in due macro-famiglie, quelle private ad uso pubblico (come ad esempio le strutture degli agriturismi), la cui costruzione è agevolata dalla normativa regionale, e quelle adibite ad uso privato, che sono solitamente più difficili da realizzare, in quanto le norme sono più restrittive. Infine Gambassi prevede che venga presentata una richiesta in municipio, che può comportare l’intervento della sovrintendenza nel caso in cui il territorio predisposto ad ospitare l’impianto sia soggetto a vincoli paesaggistici.

Clara Larocca

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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