Gioco
Primarie? No, grazie Fluvi: dico basta agli incarichi politici
Il deputato non si candiderà né a parlamentare né a sindaco «Sì al ricambio. Il mio successore? Chi avrà le idee migliori»
EMPOLI. Sì alle primarie ma non per me. Alberto Fluvi, che al Parlamento rappresenta da undici anni l’Empolese Valdelsa, ribadisce la necessità dello strumento primarie per selezionare i rappresentanti del Pd, mette in guardia dal rischio che questo strumento finisca per essere malinteso e maleutilizzato («non devono diventare una specie di gara a fare il tifo per questo o quello») e annuncia di apprestarsi a lasciare la scena politica, almeno quella sotto i riflettori. Lo fa durante un’intervista in cui prima di tutto si preoccupa di sottolineare quelli che secondo lui sono i paletti che il partito dovrà rispettare se vuole che le primarie siano l’occasione per confrontarsi e dare voce ai progetti per il futuro del circondario e del paese.
Primarie senza se e senza ma: concorda?
«Sì, sono uno strumento necessario, però non si possono fare fare in base alla simpatia o meno per un candidato piuttosto che un altro. Vanno riempite di contenuti politici. Bisogna votare le persone ma anche i programmi. Finché non c'è un contenuto, inutile ragionare di nomi».
Per questo lei non si schiera?
«Per ora no. Non mi interessa. Mi sembra largamente prematuro parlarne ora, senza conoscere le “idee per l'Italia” dei possibili candidati premier. Sa qual'è il rischio che vedo, anche a livello locale? Che si faccia il tifo per questo o per quello, senza discutere del tema vero che è il futuro dell'Italia. Per i candidati locali al parlamento, poi, credo di essere il meno indicato a parlarne. Ma provo a dare qualche suggerimento. In quest'area abbiamo ottenuto risultati quando abbiamo lavorato come una squadra; questa è il nostro elemento di forza. Lavorare come una squadra significa unire e non dividere; significa rappresentare tutto il territorio, anche nelle rappresentanze istituzionali».
Chi vede come candidati possibili alla sua successione?
«Di candidati possibili ce ne sono molti. Se i sindaci sono candidabili (nel 2008 non lo furono) allora le possibilità sono molte. Insieme a questi, ci sono sicuramente candidati di rilievo come Barnini, Bugli, Cantini. Fortunatamente il Pd ha uomini e donne autorevoli».
Senta, a parte il primo governo Prodi, il popolo del centrosinistra durante la cosiddetta seconda repubblica non ha avuto molti motivi per apprezzare i suoi governi. Perché gli italiani dovrebbero votare per il Pd?
«Solo il centrosinistra è in grado di condurre l'Italia fuori dalla crisi. Il duo Berlusconi-Bossi ci ha portato sull'orlo del baratro. Ma soprattutto ha fallito la sfida della modernizzazione del Paese. Il fallimento del centrodestra certifica la crisi di un modello di sviluppo che ha esaltato il ruolo della finanza a scapito dell’economia reale, che ha fatto strame delle regole con la convinzione che fosse sufficiente eliminare lacci e laccioli per far crescere il prodotto interno lordo, che ha ridotto il lavoro a fattore marginale. Oggi abbiamo davanti nuove sfide, in primis il lavoro. Sfide che fanno tremare polsi. Non sarà sufficiente vincere le elezioni per risolvere tutto. Crisi economica e difficoltà della finanza pubblica stanno mettendo a dura prova l’Empolese Valdelsa. Non abbiamo davanti una crisi normale. In passato, difficoltà settoriali sono state compensate, sul piano occupazionale, dalla crescita di altri comparti. Oggi no. Le difficoltà riguardano l’intero sistema produttivo e dei servizi, nonostante gli sforzi di alcune imprese locali. Perciò dobbiamo avere il coraggio di metterci nuovamente discussione, evitando la tentazione dell’autosufficienza. La nostra storia affonda le radici su due pilastri: il lavoro inteso come elemento costitutivo della dignità della persona; la solidarietà come mezzo per preservare la coesione sociale».
Cosa può fare la politica per fermare l'antipolitica?
«Intanto parlare di cose che interessano realmente le persone: se parliamo di primarie mentre c'è chi perde il posto di lavoro che credibilità possiamo avere? Ripeto: le primarie sono essenziali per ricreare fiducia tra i partiti e i cittadini ma se si fanno su una persona perché è bionda o ha gli occhi neri invece che sulle idee che propone per risolvere la questione del lavoro e dello sviluppo non si va lontano. E la sfiducia nella politica crescerà».
Lei si candiderà alle primarie per il parlamento?
«Il regolamento non lo impedirebbe ma nell’Empolese Valdelsa ci siamo dati regole che opportunamente hanno stabilito limiti temporali per favorire il ricambio della classe dirigente. Come hanno fatto quelli prima di me, farò lo stesso e mi auguro che chi verrà dopo me farà altrettanto».
Si candiderà alle primarie per il sindaco di Empoli?
«Assolutamete no, con questa esperienza parlamentare ho intenzione di chiudere la mia attività politica. O meglio: continuerò a farla, impegnandomi per il partito, ma sicuramente senza più responsabilità di primo piano».
Perché?
«Sono ormai tanti anni che ricopro incarichi di responsabilità pubblica, su Empoli e a Roma, e credo che sia giunto il momento per un ricambio. Appena terminato il mandato parlamentare, tornerò a fare il mio lavoro».
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