Sicurezza
La Rai chiede il canone pure a chi non deve pagare
In arrivo centinaia di lettere a negozi, uffici e aziende con allegato il bollettino Le associazioni di categoria: «I computer privi di sintonizzatore sono esenti»
EMPOLI. La Rai torna a battere cassa per il pagamento dell’abbonamento speciale alla televisione. E le associazioni di categoria mettono in guardia i loro associati: «Attenzione, non tutti devono pagare». Intanto sono centinaia le lettere recapitate in questi giorni a imprese, negozi, artigiani e aziende del circondario dell’Empolese Valdelsa, comprese quelle che utilizzano il computer ai fini contabili, per la gestione degli ordini e della posta elettronica. Strumenti di lavoro quindi che vengono assimilati alla tv solo perché (potenzialmente) in grado di ricevere in streaming il segnale televisivo.
L’avvertimento. «La informiamo –si legge nella lettera – che le vigenti disposizioni normative impongono l’obbligo del pagamento di un abbonamento speciale a chiunque detenga, fuori dall’ambito familiare, uno o più apparecchi atti o adattabili – quindi muniti di sintonizzatore – alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti».
Chi paga. Rientrano tra questi apparecchi, quelli radiofonici, televisivi, i decoder per televisione digitale terrestre o satellitare, i videoregistratori, ma anche gli mp3 con radio fm integrata e i telefoni cellulari dotati di ricevitore radio/tv (tecnologia Dvh-B). Alla lettera è allegato un bollettino già compilato il cui importo varia a seconda della categoria di appartenenza (dai 200 euro annui per scuole, botteghe e circoli ai 6.700 euro per gli alberghi di lusso. «Il canone – sottolinea la Rai – è deducibile dal reddito d’impresa».
Chi non paga. Gli apparecchi che danno diritto all’esenzione sono i computer senza sintonizzatore tv, i monitor per computer, le casse acustiche e videocitofoni. Tuttavia già ad inizio 2012, la Rai aveva spedito a tappeto richieste di pagamento del canone di abbonamento speciale sostenendo che questo era dovuto per il semplice possesso, al di fuori dell'ambito familiare, di apparecchi quali computer collegati in rete, indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti.
Il precedente. La vicenda aveva scatenato la dura reazione delle associazioni di categoria e sia era conclusa con il chiarimento della Rai e del Dipartimento delle Comunicazioni che avevano precisato che «un apparecchio si intende atto a ricevere le radioaudizioni se, e solo se, include nativamente (cioè fin dall'origine), gli stadi di un radioricevitore completo (sintonizzatore radio, decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi televisivi, solo audio per i servizi radiofonici), si intende adattabile a ricevere le radiodiffusioni se, e solo se, include almeno uno stadio sintonizzatore radio ma è privo del decodificatore o dei trasduttori, o di entrambi i dispositivi, che, collegati esternamente al detto apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo. Il che significa che un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione non è atto nè adattabile alla ricezione delle radioaudizioni».
Parola del ministro. Anche il ministro Passera aveva risposto a un’interrogazione alla Camera, spiegando che «in linea generale i personal computer, fissi o portatili, i tablet (come gli iPad) e gli smartphone, cioè gli strumenti suscettibili, di per sé, di connessione alla rete internet sono esclusi dal pagamento del canone speciale Rai». Aggiungendo poi che «non è possibile includere altre forme di distribuzione del segnale audio video (per esempio web Radio, web tv) che sono basate, come dicono i tecnici, su portanti fisici diversi».
Cosa fare. «Raccomandiamo alle imprese – sottolinea il coordinatore di Confesercenti dell’Empolese Valdelsa, Lapo Cantini – di verificare se gli apparecchi in loro possesso sono muniti di sintonizzatore: in questo caso il pagamento del canone speciale Rai sarà dovuto. In caso contrario, non si deve pagare». Un appello sottoscritto da Paolo Gianassi di Cna: «Chi ha una radio, una tv o un qualsiasi apparecchio dotato di sintonizzatore deve pagare il canone. Gli altri no».
I dubbi. Anche nei casi in cui l’azienda utilizza monitor/display non allo scopo di consentire al pubblico la visione di programmi televisivi, ma per effettuare promozioni di propri prodotti e servizi, a cominciare da agenzie di viaggio e pubblici esercizi, il canone Rai sarà comunque dovuto qualora il monitor/display sia dotato di sintonizzatore.
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