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Oggi Fucecchio celebra Montanelli

Oggi Fucecchio celebra Montanelli

Il rettore pisano Augello e il senatore Chiti al convegno sul politico federalista morto 150 anni fa

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FUCECCHIO. Stamani (ore 10.30), l'amministrazione comunale di Fucecchio celebrerà il centocinquantesimo anniversario della morte del politico-poeta Giuseppe Montanelli (incluso da Spadolini tra i padri della patria, nonostante la sua posizione), con un convegno nel chiostro dei Frati. Interverranno il sindaco Claudio Toni, Massimo Mario Augello, rettore dell'Università di Pisa, e Vannino Chiti, vicepresidente del Senato. Figura controversa, quella di Càalibri. Comunque, su un dato non vi sono dubbi. Abbiamo a che fare con un federalista convinto, da mettere sullo stesso piano di un Cattaneo e di un Ferrari. Lotta per l'unione della Toscana con Roma, nello stesso tempo, però, si dichiara favorevole alla confederazione di Stati italiani e contro l'unione centralistica, perché teme (a ragione) lo strapotere del Piemonte. Per sostenere queste sue posizioni dà vita al giornale “L'Italia”, poi trasformato in “Toscana”. Leopoldo II, che è un marpione, gli propone di fare il governatore a Livorno, dove sono in corso manifestazioni di popolo. Lui accetta e ha successo, non senza qualche patema d'animo. Nel 1848, viene incaricato di dare vita a un ministero. Nasce così il triunvirato Montanelli, Guerrazzi e Mazzoni, all'insegna della massoneria. Dura poco, però; fino alla restaurazione dei Lorena. Il ritorno di Leopoldo costringe Montanelli a rifugiarsi in Francia, a Parigi. L'esilio è duro e lungo. Montanelli torna dieci anni dopo, nel 1859. Non è che siano in molti ad apprezzarlo, Anche perché lui non demorde. Dice no all'Unità d'Italia, concepita come "accentramento monarchico" e "piemontizzazione della penisola". S'avvicina al partito autonomista toscano, guidato da Ferdinando IV di Toscana. Ambedue vogliono "una repubblica toscana indipendente". Ma l'unità avviene. Montanelli riesce a farsi eleggere nel parlamento italiano, insediato a Torino, prima capitale, soltanto nella circoscrizione di Pontassieve. Non è un cambiamento di posizione. E' la presa d'atto della realtà. E' il marzo 1862. La sua salute peggiora. Torna a Fucecchio, accompagnato dalla moglie Laura, dove muore il 17 giugno. E in paese, si sparge subito la voce (falsa) che sia stato avvelenato. (r.c.)

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