Sicurezza
Imu, salvate le prime case stangata su quelle sfitte
A Castello maxi-aumento per negozi e capannoni, sconto per gli affitti concordati e per gli immobili produttivi vuoti. Giovedì previsto il confronto con le parti sociali
CASTELFIORENTINO. Salvaguardare la prima casa, facendo in modo che le famiglie non sborsino più di quanto pagavano di Ici fino al 2007. Colpire i proprietari di abitazioni sfitte, salvaguardare invece i capannoni vuoti, perché potrebbero essere tali in seguito alla crisi. Sono questi gli orientamenti della giunta comunale di Castelfiorentino, che a breve sottoporrà le aliquote Imu all’approvazione del consiglio comunale. Prima però ci sarà da fare i conti con le parti sociali: l’appuntamento è fissato per giovedì. Il quadro che sarà dipinto loro dal sindaco Giovanni Occhipinti sarà tutt’altro che piacevole per le associazioni di categoria che, come è già avvenuto negli altri Comuni dell’Empolese Valdelsa che hanno già approvato le aliquote, si troveranno di fronte ad aumenti anche del 100% per negozi e capannoni.
Prima casa. L’aliquota sull’abitazione principale sarà del 4,8 per mille. Questo significa che in buona parte dei casi le famiglie con figli pagheranno meno rispetto all’Ici. Facciamo un esempio con una casa la cui rendita è 530 euro. Nel 2007, con l’aliquota dell’Ici fissata a Castelfiorentino al 5,70 per mille, con detrazione di 103 euro, il totale da pagare ammontava a 213 euro. Ora, con l’aliquota Imu al 4,8 per mille, la spesa sarà di 227,39 euro. Ma ogni figlio under 26 dà diritto a una detrazione di 50 euro. Di conseguenza se nella famiglia c’è un figlio, l’Imu scende a 177,39 euro, se ce ne sono due addirittura a 127,39 euro.
Giù gli affitti. Tra gli obiettivi dell’amministrazione comunale castellana – in linea con quanto sta avvenendo in tutto l’Empolese Valdelsa – c’è l’abbattimento dei prezzi degli affitti. In quest’ottica saranno favoriti i proprietari di immobili che opteranno per la locazione a canone concordato, cioè con l’importo dell’affitto calcolato in base agli indicatori contenuti nell’accordo territoriale, frutto della contrattazione tra sindacati degli inquilini e associazioni dei proprietari: chi sceglierà il canone concordato avrà l’aliquota al 7,6 per mille; per chi invece preferirà lasciare la seconda casa vuota, l’aliquota schizzerà al 9,3 per mille.
Tutti gli altri. L’indirizzo della giunta, per quanto riguarda capannoni, negozi, seconde case, è di fissare l’aliquota al 9,1 per mille. Che sicuramente non farà felici negozianti e artigiani. Prendiamo un capannone (C3) di un artigiano di 430 metri quadrati, con una rendita di 2.121,50 euro. L’anno scorso pagava 1.559 euro (aliquota al 7 per mille); quest’anno, con l’aliquota al 9,1 per mille dovrà sborsare 2.837 euro. Stangata simile per i negozi. Anche in questo caso prendiamo un’ipotetica rendita di 1.977 euro: nel 2011 il proprietario ha pagato 476 euro, che quest’anno diventeranno 1.114 euro.
L’eccezione. Tuttavia il sindaco Occhipinti è intenzionato a non colpire chi ha già fatto i conti, amaramente con la crisi. Per questo sui capannoni sfitti sarà applicata l’aliquota base del 7,6 per mille, visto che l’immobile potrebbe essere vuoto per scelta, ma anche perché magari ospitava un’azienda che nel frattempo ha chiuso i battenti. Quindi non è il caso di aggiungere il danno alla beffa.
Francesco Turchi
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