Sicurezza
Francesco Bucherelli missionario gesuita ucciso nel Tonchino
Nato a Empoli nel 1686, ebbe una vocazione precoce Fu catturato e decapitato perché diffondeva il cristianesimo
EMPOLI. «Francesco Maria Stanislao figliolo del Signor Iacopo del quondam Francesco Bucarelli (in realtà, è Bucherelli, ndr), e della Signora Maria Antonia del quondam Carlo Rivani S. L. M. tutti del Popolo di Santa Maria del Fiore di Firenze et al presente per S. A. S. Podestà di Empoli«, nacque a Empoli il 21 maggio del 1686. La sua fu vocazione precocissima, che lo condusse, all'età di quattordici anni, alla Compagnia di Gesù. Con uno scopo: portare il Vangelo in terre lontane. Fu così che, dopo un viaggio faticoso, nel 1716, a trent'anni, giunse a Goa, poi a Macao e, infine, nella provincia di Nghe An, nel Tonchino, regione dell'Indocina, oggi compresa nel Vietnam, luogo raggiunto dai primi mercanti europei e dai primi missionari cristiani già nel Seicento. «Io sto tutto l'anno in barca, che mi serve di casa, Chiesa e Altare, e di tutto. E con essa vo girando la provincia tutta, bagnata di fiumi, non essendo qui luogo, ove possa stare anco nascosto per molti giorni. La Cristianità è buona, da tutti stimata la più fiorita di questo oriente». Sono queste le prime parole di Bucherelli appena giunto nel Tonchino.
«In mezzo ad innumerabili difficoltà di ogni genere – è Monsignor Gaetano Bucchi a narrare due secoli dopo la biografia del gesuita – il giovane missionario lavora indefessamente per la dilatazione nel Regno del Tonchino della fede di Cristo; strappa al servaggio di satana migliaia e migliaia di anime e le relazioni mandate dalle diverse parti di quel vastissimo regno alla Congregazione di Propaganda in quei tempi sono piene dei trionfi del nuovo Apostolo. Si può dire che la storia delle missioni del Tonchino negli anni 1721, 1722, 1723 s'impernia tutta sulla vita e su l'opera del nostro concittadino, il Bucherelli. Ma se la missione toccatagli nel Tonchino era una delle più fiorenti, era anche una delle più perseguitate, e, benché durante l'apostolato del Bucherelli si sia goduta colà qualche tregua, la persecuzione però si poteva dire quasi costante». In effetti, le persecuzioni negli anni Venti del Settecento furono feroci, ma le missioni cristiane sopravvissero. Negli annali della Compagnia di Gesù, si leggono i dettagli, e troviamo la voce del martire empolese. «Io quest'anno (1717, ndr) – affermava soddisfatto – ho amministrato i sacramenti dal Maggio fino a questa Pasqua. Confessioni da sei in settemila; quasi cinquemila comunioni; duecentodieci battesimi di adulti; centosessantatre di bambini, e dodici estreme unzioni». Ma il Bucherelli fu catturato, e, interrogato più volte intorno alla sua fede, il missionario «rivelava – sono ancora parole del Bucchi – nelle sue risposte le bellezze celesti della dottrina di Cristo e concludeva sempre che egli era pronto per essa a dar anche la vita».
Messo in catene, i giudici gli ordinarono di calpestare il crocifisso, ma il gesuita, presolo in mano, disse: «Signore, costoro mi comandano che io ti calpesti, ma io sono così lontano dal farlo, che anzi vi voglio mettere sulla mia testa», e così dicendo lo alzò sopra il suo capo. Fu rinchiuso in una gabbia, con il peso delle catene raddoppiato, per un anno. Infine, la mattina dell'11 ottobre 1723, arrivò la sentenza; Bucherelli fu condotto davanti alla porta del Palazzo del Chua. «Voi forestiere – affermò il governatore – perché avete predicato la vostra legge, già proibita in questo Regno, S.A. vi condanna ad essere decapitato». La colpa, quella di aver predicato il cristianesimo. Come spesso accadeva, insieme a Bucherelli, furono avviati al patibolo altri nove cristiani, alcuni dei quali catechisti, e undici delinquenti comuni. Ma in testa al corteo fu posto proprio lui, Francesco Bucherelli. Fino all'ultimo, l'empolese incoraggiò i compagni. Poi, un colpo secco di una lama gli mozzò la testa. Alcune delle teste dei decapitati furono mostrate al popolo per tre giorni. Appena la notizia giunse a Roma, la Congregazione di Propaganda scrisse al Vicario Apostolico, Fra' Tommaso da Sestri, di quei luoghi, e ad altri missionari del Tonchino affinché si istruissero i processi sul martirio di Bucherelli e dei suoi compagni.
Ringraziamo Il Segno di Empoli per aver consentito d'anticipare il contenuto di un saggio in pubblicazione nel prossimo numero della rivista.
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