Il Tirreno

Empoli

Parrini come Renzi: primarie e rinnovamento

di Luciano Menconi
Parrini come Renzi: primarie e rinnovamento

«Bisogna cambiare legge elettorale, parlare più di programmi meno di alleanze, non consentire più di tre mandati parlamentari: altrimenti l’antipolitica vincerà»

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VINCI. Primarie senza se e senza ma, fuori dal parlamento chi è stato eletto già tre volte, buttare via il porcellum, smetterla di parlare di alleanze come se fossero la sostanza e il fine della politica. Il sindaco Dario Parrini parla di rinnovamento come Matteo Renzi. Come il collega fiorentino ha meno di 40 anni, guida un'amministrazione pubblica da quasi dieci, non ha paura a prendere posizione.

Parrini, lei è diventato renziano?

«Non mi piacciono le etichette. A me piace pensare con la mia testa ed essere libero di concordare con chiunque quando dice una cosa giusta, si chiami Matteo Renzi o in altro modo. Quando c’è stato da criticare il sindaco di Firenze non mi sono tirato indietro: io, ad esempio, il termine rottamare non lo avrei mai applicato alle persone. E gliel’ho detto»

Però su molte questioni dite le stesse cose.

«Con Renzi sono d'accordo sull’indispensabilità delle primarie per scegliere il candidato presidente del consiglio del Pd. Non solo: a mio avviso il sindaco di Firenze ha ragione anche sul fatto che aprire le porte a un'operazione tipo lista De Benedetti sarebbe in contraddizione con il Pd a vocazione maggioritaria, perché continuo a credere che il Pd debba continuare a saper rappresentare la società civile nelle sue elite e non delegarla a liste diverse dalla sua. Le primarie servono anche a questo: è il modo migliore con cui il partito può aprirsi al contributo della società civile, dell'associazionismo, del volontariato. Non farle sarebbe un suicidio, con qualsiasi sistema elettorale, a maggior ragione col Porcellum. Un’altra elezione con le liste di nominati sarebbe un regalo all’antipolitica e al grillismo. E un torto ai nostri elettori. Voglio comunque sottolineare che sono orgoglioso di dire queste cose facendo parte di un Pd, quello dell’Empolese Valdelsa, che per bocca del suo segretario Brenda Barnini ha affermato più volte che le primarie sono ineludibili. Il mio intervento non è quindi un richiamo al Pd locale che anzi su questi temi è all’avanguardia».

Anche sulla questione alleanze è in sintonia con Renzi?

«Sì, penso che la situazione del paese sia così difficile che al centro di ogni nostro discorso ci debbano stare le cose da fare. Sono i programmi che devono determinare le alleanze e non viceversa. Quali riforme per fisco, spesa pubblica, burocrazia? Come sostenere l’equità, i redditi medio bassi, la competitività e l’innovatività delle imprese? Questo, in tempi di crisi, è ciò che conta. Più che con gli stati maggiori di altri partiti, il Pd deve pensare ad allearsi con i cittadini per affrontare e risolvere i problemi concreti».

Lei ha detto di condividere la richiesta che Renzi e Civati hanno avanzato alla direzione del partito affinché si abbandoni l’abitudine delle deroghe alla norma statutaria secondo la quale non si può essere parlamentari del Pd per più di tre mandati. In questo modo non solo i D’Alema e i Veltroni ma anche i Bersani e i Franceschini uscirebbero dal parlamento.

«Su questo forse la penso in modo leggermente diverso: non escludo, per pochissimi casi, che la norma sia derogabile anche perché è lo statuto stesso a prevedere le modalità con cui si possono concedere certe deroghe. Ma le deroghe si chiamano così perché sono eccezioni».

Bisogna rinnovare solo le facce o anche le idee?

«Ovviamente anche le idee. Sul piano dei contenuti questa necessità si traduce con la consapevolezza che bisogna più che in passato tenere insieme la difesa dei più deboli con la promozione della competitività del nostro sistema produttivo, la modernizzazione del welfare col rafforzamento dell’equità. E soprattutto rinnovamento significa avere un partito che sia in grado di rappresentare larga parte della società e tutte, dico tutte, le componenti del mondo del lavoro».

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