Un concorso nazionale per realizzare il Cencio del Palio di Fucecchio
La proposta arriva dal maestro d’arte Claudio Occhipinti «Un salto di qualità com’è avvenuto per cavalli e costumi»
FUCECCHIO. «Il “cencio” del Palio 2012 è brutto? Ma è più brutto che si affidi la realizzazione del Palio a un artista, magari perché racconta di non aver voluto realizzare il cencio a Siena. Il popolo del Palio si lamenta, e ha ragione. Il cencio dev’essere anche un dipinto di valore, perché d’autore, per la contrada che se lo guadagna nella Buca D’Andrea con la corsa dei cavalli. Ma i cavalli, nel dipinto 2012, dove sono? È un’accozzaglia di cose che non comunicano l’essenza del Palio, né alcun altro messaggio». A dare voce alle proteste, che c’erano state anche in passato sul cencio però mai così marcate, è Claudio Occhipinti, maestro pasticcière e maestro d’arte. Aggiungendo questa considerazione: «È possibile che tutte le volte per fare il cencio si ricorra a conoscenze o raccomandazioni anziché a criteri di merito? C’è chi ha dipinto il cencio più volte, c’è chi l’ha rifiutato come i grandi Carmassi e Fatichi, e c’è chi non l’ha mai fatto».
Gelosia professionale da parte tua? «Sono trent’anni che dipingo seriamente, ho una scuola d’arte, ho una laurea in pittura dal 2003, e una quasi in scultura perché mi manca soltanto di dare la tesi. Sono 15 anni che mando avanti “Colori in corso”, eppure non hanno mai proposto di realizzare il cencio: né a me, e nemmeno ad artisti dell’associazione. Eppure ce ne sono di validi, che fanno mostre e hanno successo. E lo sono anche altri pittori fucecchiesi, che non fanno parte del nostro giro. Evidentemente sono considerati bravi soltanto quelli che vengono da fuori. Ma quando un artista è incaricato, è già appagato, e così quel che dà può essere un lavoro bello, ma anche brutto. E a pochi giorni dalla disputa del Palio, che si può fare?»
La delusione porterà a qualche cambiamento? «Propongo che venga bandito un concorso nazionale di pittura per il cencio. Il Palio di Fucecchio è importante in Italia, e rappresenta le nostre radici storiche, culturali. Il cencio è un vessillo che identifica la passione, la competizione, la tradizione, non si può delegare a chi queste cose non le sente o non le trasmette. Il cencio è un simbolo, deve emozionare chi lo fa e coloro che lo guardano».
La svolta ai maestri d’arte era stata apprezzata: si pensi a Dilvo Lotti, i cui quadri sono agli Uffizi; a Romano Stefanelli, allievo del grande Arrigoni. «La strada è quella dei grandi pittori, magari anche giovani ma già dalla mano felice. Occorre fare un regolamento, avere un criterio selettivo, che sia in funzione di un’elevazione culturale, essendo l’arte la più alta espressione umana».
Proviamo a ipotizzare l’iter, eventualmente modificabile. «Il concorso dev’essere aperto a tutti gli artisti, in Italia. E quando sarà rodato, anche a quelli d’Europa, e del Mondo. Perché l’arte ha un linguaggio universale. Può essere prevista una tassa di partecipazione, oppure no. Nel bando ci sarà il riferimento al sito internet del Palio di Fucecchio, affinché gli artisti possano documentarsi. I concorrenti dovranno presentare un’opera finita, dimensioni ad esempio 50 x 70. Non bozzetti, opere vere. Una commissione d’esperti d’arte ne sceglierà tra quelle in gara, una selezione. Che verranno anche pubblicate in un catalogo, che nel tempo attesterà la qualità dei concorrenti».
Andiamo avanti. «Le opere selezionate, il cui numero può essere modificato a seconda del livello artistico dei cenci, verranno esposte per una quindicina di giorni a Palazzo Corsini, dove il popolo del Palio potrà visionarle. Poi una giuria tecnica, composta da gente dell’arte fucecchiese, e da altrettanti rappresentanti di ciascuna contrada, in totale 24 persone, voterà in segreto il più espressivo. Che pertanto quando arriverà il martedì sera in piazza Vittorio Veneto, sarà una sorpresa. Nel frattempo, sarà stato invitato anche l’artista, a presenziare per spiegare personalmente l’opera».
Gli altri cenci, del lotto selezionato? «Essendo sicuramente validi, verranno successivamente battuti all’asta: di ogni opera, metà somma andrà al pittore, e metà a un’associazione locale, indicata dal Cda per le finalità sociali del Palio. Occorre questo salto di qualità – conclude Occhipinti - come è stato fatto nei costumi storici, e per cavalli e fantini».
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