Sicurezza
Masciari è tornato a casa: avevo paura, sono fuggito
L’imprenditore anti-racket cittadino onorario di Empoli era sparito giovedì L’assessore Torrigiani: «Gravissimo se fosse stato abbandonato dalla scorta»
EMPOLI. È un lieto fine col retrogusto amaro quello che ha accompagnato la ricomparsa del testimone di giustizia Pino Masciari, ex imprenditore edile catanzarese costretto a vivere sotto scorta da ben quindici anni per aver sfidato, con le dichiarazioni rese alla magistratura, la ‘ndrangheta vibonese. Le tracce dell’uomo si erano perse giovedì mattina proprio nel cuore di quella terra, la sua Calabria, da cui aveva dovuto prendere le distanze nel 1997 per mettere in salvo la sua vita e quella della sua famiglia. Un retrogusto amaro, si diceva, perché stando alle prime dichiarazioni rese da Masciari dopo aver riabbracciato moglie e figli, l’esigenza di scomparire sarebbe stata data dal fatto di essere stato abbandonato dalla sua scorta mentre si trovava a Cosenza.
«La scorta – ha dichiarato il testimone di giustizia - mi ha detto che non mi avrebbe riportato a casa. Mi ha girato le spalle e se ne è andata. A quel punto ho dovuto tutelarmi e sono stato costretto a fare tutto da solo senza dare notizie a nessuno, neppure a mia moglie. Mi sono mosso da solo e non nascondo che nel primo tratto di strada mi hanno riconosciuto e sono stato preso dal panico. Con mezzi di fortuna mi sono messo all'opera per tornare a casa, a Torino».
Attorno alla famiglia dell’uomo si era stretta idealmente anche la città di Empoli che due anni fa, il 21 maggio 2010, aveva conferito a Pino la cittadinanza onoraria proprio per il coraggio da lui dimostrato nel sottrarsi alla morsa del racket denunciando malavitosi riconducibili alla ‘ndrangheta e per aver raccontato le connessioni tra criminalità organizzata e mondo della politica. «Se fosse vero – ha detto l’assessore Filippo Torrigiani, in riferimento all’abbandono da parte della scorta – sarebbe un fatto gravissimo e mi auguro vivamente che si indaghi al più presto per accertare le responsabilità in questa vicenda».
Proprio nei giorni scorsi un altro membro della giunta empolese, l’assessore Eleonora Cappelli, aveva cercato di mettersi in contatto con Pino per invitarlo a presentare il libro scritto a quattro mani con la moglie Marisa, “Organizzare il coraggio. La nostra vita contro la ‘ndrangheta”. Un invito che oggi la città di Empoli rivolge con ancora più forza come a voler raccogliere quella richiesta di aiuto lanciata da Masciari tramite questi due giorni di assenza. «I testimoni di giustizia – ha detto ancora Torrigiani, che negli ultimi anni si è dedicato alla costruzione di una rete tra gli enti locali per contrastare l’infiltrazione della malavita organizzata – sono una risorsa irrinunciabile di cui bisogna fare tesoro. Spero pertanto che ci sia un chiarimento immediato per capire che cosa è successo».
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