Sicurezza
Verrà seppellito il tesoro eccezionale affiorato dagli scavi
Un mosaico di cinque metri nel sito archeologico di Limite Mancano soldi per proteggerlo: sarà coperto da teli e sabbia
ARNO. Che là, sotto alcuni metri di terreno, fossero sepolti dei mosaici lo avevano intuito anche nel 1983, durante alcuni saggi di scavo effettuati con una pala meccanica sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica. Ma nei giorni scorsi, quando gli studenti dell’Università di Pisa, guidati dal professor Federico Cantini in uno scavo stratigrafico che sta dando risultati eccezionali, hanno visto affiorare migliaia di tesserine colorate che straordinariamente assemblate disegnavano scene di caccia in un meraviglioso turbinio di colori, la sorpresa li ha colti d’improvviso e l’emozione ha preso il sopravvento. Davanti a loro si stendeva un tappeto musivo largo 5 metri e lungo oltre 4 metri e mezzo, e si trattava solo della metà dell’intero mosaico (l’altra metà si trova sotto una strada attigua allo scavo). La scoperta archeologica è avvenuta in un’area situata poco dietro l’abitato della Castellina, lungo la strada che conduce verso Castra, nel comune di Capraia e Limite. Lo scavo, iniziato nel 2010, ha riportato alla luce le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale.
«Il sito in corso di scavo ha restituito una serie di strutture murarie riferibili a varie frequentazioni – spiega il professor Federico Cantini – e la villa di età tardo imperiale (metà del IV secolo D.C.), probabilmente costruita su terrazzamenti digradanti dalla collina fino al corso d’acqua, è impostata su strutture preesistenti, alcune di età repubblicana risalenti alla centuriazione dell’area. La villa presenta una struttura dalle dimensioni straordinarie ed abbiamo riportato alla luce, oltre ad ambienti termali, un edificio absidato, probabilmente il salone di rappresentanza del patronus della villa; la sorpresa è poi arrivata con il ritrovamento del mosaico proprio all’interno di questo ambiente».
A questo punto viene da chiedersi chi sia stato l’artefice di tutto questo. «Nella struttura semicircolare destinata ad ospitare una fontana - ha risposto Lorella Alderighi della soprintendenza archeologica - è stata rinvenuta un’epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vettio Agorio Pretestato».
Il nome ha il potere di far sobbalzare sulle loro sedie gli studiosi di storia romana. Si tratta di un personaggio citato da numerosi autori latini e molto noto, ricchissimo, morto alla fine del IV secolo D.C., che faceva parte della cerchia di aristocratici conservatori cultori della vetustas e difensori del paganesimo contro l’avanzata sempre più incalzante della religione cristiana. Da prefetto dell’Urbe fece erigere il tempio ai 12 dèi protettori della città, o Dii consentes, nel 367 D.C. L’amenità del luogo, situato nelle vicinanze dell’Arno, in una piana incantevole, sulle sponde di un ruscello, giocò sicuramente un ruolo importante nella scelta di Pretestato di farsi costruire la villa. Evidentemente il buon gusto non gli mancava, ed il mosaico policromo rinvenuto ne è la testimonianza più diretta. Infatti, la grande opera d’arte in opus tessellatum, con tessere quadrate di 7-10 millimetri di lato, realizzata prevalentemente con materiali lapidei reperiti sul posto, è riferibile proprio al periodo di massimo splendore nella vita pubblica di Vettio Pretestato, che nel 364 D.C. ricopriva la carica di governatore di Tuscia ed Umbria. Non stupisce che avesse molte proprietà in queste zone. Fra il III ed il IV secolo Dopo Cristo siamo in un periodo in cui la ricchezza si concentra nelle mani di pochi grandi proprietari aristocratici, che costruiscono enormi complessi monumentali, destinati allo sfruttamento agricolo del territorio in luoghi dove comunque potersi recare in vacanza ed a caccia per la pratica dell’otium.
«Adesso – ha concluso la dottoressa Alderighi - sarà necessario proteggere lo scavo, in attesa di reperire le risorse per l’eventuale musealizzazione del sito. Mosaico e strutture rinvenute saranno coperte con teloni e con la sabbia per preservarli dai fenomeni atmosferici». Chi lo vorrà, potrà vedere lo scavo durante una visita guidata organizzata per mercoledì dalle 16 alle 18. Poi, lo scavo sarà sepolto, in attesa che qualcuno si faccia vivo e metta a disposizione un po’ di risorse.
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