Finanza
Quando Innocenti fu dato morto
Un equivoco alla base della notizia che buttò Spicchio nel dolore
VINCI. Quando Maria era incinta di Roberto, era arrivata la notizia che il suo fidanzato Lamberto Innocenti, partigiano, fosse morto. Il pensiero di suo padre Virgilio andò a Maria e al bambino, che doveva nascere e, insieme al nonno materno Silvio, fece l’impossibile affinché il piccolo potesse avere il cognome giusto. Dato che i documenti erano già stati spediti al fronte per farli sposare per procura, i nonni decisero di testimoniare e, quindi, il matrimonio si sarebbe potuto fare in chiesa al rientro della salma. Anna, sorella di Lamberto, che per studiare viveva a Empoli, dalla Rina, in via degli Orti, quel giorno stava andando con alcune amiche, come al solito, a chiedere le caramelle agli americani.
Ad un certo punto, racconta, vide scendere uno da un camion americano. Nonostante la distanza, riconobbe subito suo fratello e cominciò a chiamarlo. Virgilio, sua moglie Ausilia e Maria furono subito avvertiti. Maria vestiva di nero, come usava allora per il lutto. La bara era già pronta. La voce del ritorno di Lamberto si sparse subito a Spicchio. Si formò un corteo che, al seguito di Maria, andò ad accoglierlo al ponte di barche. Questo corteo ne incontrò un altro che, correndo in direzione opposta, accompagnava Lamberto.
Era l’8 maggio 1945, il giorno della fine della guerra. Le campane suonarono a festa. Soltanto Emilio, fratello di Lamberto, arrivò in ritardo. Era andato a chiedere notizie al capo partigiano Ubaldo Vestri, a Lazzeretto. Che non aveva notizie, ma era sicuro d’aver sepolto, sull’Appennino, il partigiano Alberto e non Lamberto. (c.p.)
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