Gioco
Istituto Casalanzio e fattoria Montellori crogiuoli d’arte
Lo storico Ficacci: «Il contatto con i liceali è vitale» Nel giardino della fattoria un’opera floreale di Salvo
EMPOLI. Non soltanto l’arte imparata a scuola all’istituto Calasanzio, ma insegnata dai maestri contemporanei. Cosicché a uno dei grandi relatori, Luigi Ficacci, 58 anni, storico dell'arte, allievo di Giulio Carlo Argan, Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici a Bologna, abbiamo chiesto se, come si suol dire, l’arte è una passione ma… non dà da mangiare?
«Nella mia attività culturale - risponde - quello che mi è sempre mancato nel lavoro da responsabile della tutela del patrimonio culturale è il contatto con i giovani. Per questo l’esperienza di Empoli che mi mette in un rapporto ricorrente con gli studenti del liceo Calasanzio per me è estremamente vitale. In ogni momento di difficoltà delle funzioni e delle scienze, l’arte dà la possibilità di quello sguardo in avanti fuori dal conosciuto, che permette di avere degli sguardi originali. Questo l’arte, e i giovani sono il simmetrico. I giovani hanno la capacità, quella molla di vedere al di là del cognito, del convenzionale, che non può vedere chi è più maturo e chi ragiona e funziona e lavora secondo quanto conosce. E’ una questione di visione e di visuale. La visione e la visuale originale, autentica, profonda ce l’ha l’arte e ce l’hanno i giovani, è per questo che il connubio tra gli uni e l’altra è così importante e così vitale».
Come pensa il tema delle lezioni? «Questa è la quarta volta e non ho mai proposto un tema. Sono gli studenti che hanno proposto a me un tema sulla base dell’argomento che li affascina di anno in anno e mi sono accorto che ogni volta era un ritornare a guardare nelle mie esperienze individuali. La prima volta era la prima mostra importante d’arte contemporanea che avevo avuto la possibilità di visitare e che mi aveva affascinato, “Vitalità del negativo” nel 1970. La seconda volta era una mostra nella quale mi ero trovato molto fortemente coinvolto perché era un dialogo di contrasto tra Caravaggio e Francis Bacon. La terza volta era l’occasione, grazie a loro, di meditare sul grandissimo Giuseppe Calasanzio e sulla sua importantissima attività rivoluzionaria del pensiero e della pedagogia nel XVII secolo. Oggi che si stanno occupando di stelle, per me è la possibilità di lasciarmi accompagnare dall’immenso Luigi Dalla Piccola attraverso Giotto, Galileo, Mario Schifano, avendo come piano di percorrimento Dante. Quindi devo agli studenti una settimana di preparazione che è stata per me entusiasmante perché ha costituito la possibilità di rileggermi la Commedia da un certo punto di vista, e di recuperare quegli entusiasmi che forse dopo il liceo e comunque dopo la fine della gioventù, ritornano solamente quando sono stimolati appunto dai giovani».
C’è un’altra iniziativa d’arte, “Incontri a Montellori”: sabato prossimo alle 17 verrà inaugurata un’opera floreale pensata in situ da Salvo. «Eva e Alessandro Nieri hanno inventato un giardino d’arte che è contemporaneamente una meraviglia naturalistica e una meraviglia d’inventiva artistica. E per me è sempre uno stupore rendermi conto che vicino alla fattoria passa la strada con tutte le sue funzioni, le rotonde, tutte quelle cose che servono a muoversi con sicurezza. Sono indispensabili per la funzionalità della vita, del movimento, però allontanano l’umanità dalla genuinità e dalla bellezza. Mentre la fattoria è una specie di pianeta di bellezza, di perfezione, d’intelligenza e d’originalità. Ecco ciò che mi porta a ritornarci periodicamente con grandissima soddisfazione in tutti i sensi. Anche dei sensi del gusto, visto che ci si bene un vino molto buono, anzi otto vini molto buoni, tanto che sono stati motivi d’ispirazione per un’opera d’arte di Vitone. Una tela per ogni vino, senza sapere neanche lui se ci sarebbe venuta fuori un’opera d’arte. E ogni anno che passa è più bella. Non bisogna dimenticare che tutte le cose di qualità sono unite e vanno considerate unite. Arte, culto, accoglienza amabile, passione; tutto questo c’è sia dietro il fare il vino, sia dietro il fare l’arte, il parlare con gli studenti. Niente di questo, né parlare con gli studenti, né fare arte, né fare il vino, è necessario per vivere. Il che vuol dire – conclude Ficacci - che è indispensabile».
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