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Il legame con Semifonte fatale per Pogni

Il legame con Semifonte fatale per Pogni

CERTALDO. C’è chi lo chiama Pogni e chi Pogna, origini etrusche, forse. La realtà è che, del castello, rimane un mozzicone di torre, in mezzo alla campagna. Capace, però, di raccontare una storia,...

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CERTALDO. C’è chi lo chiama Pogni e chi Pogna, origini etrusche, forse. La realtà è che, del castello, rimane un mozzicone di torre, in mezzo alla campagna. Capace, però, di raccontare una storia, legata a filo doppio a quella della non lontana Semifonte. Primo signore Ridolfino di Catignano di Linari in Valdelsa. La famiglia Alberti lo usa come base per chi costruisce Semifonte, immaginata per arginare lo strapotere di Firenze, insieme con i castelli di Fucecchio, Montegrossoli (Gaiole in Chianti) e San Miniato. Progetto abortito per l’intervento, senza riguardi, di Firenze.

E’ il 1182. Nel 1184, ci riprova Alberto degli Alberti, e Firenze, di nuovo, non sta a guardare. Fa prigioniero il conte, il quale deve pagare un prezzo piuttosto salato per la sua liberazione: “scapitozzare le torri di Certaldo, demolire quanto costruito a Semifonte e distruggere il castello di Pogni”. Testardi i fiorentini, ma testardo anche il conte Alberto, che ricostruisce il castello di Pogni e Semifonte. Quest’ultima diventa così importante da non temere Firenze. “Florentia fatti in là/ che Semifonte si fa città”.

Le due località si legano al punto che Vellentri Berardi da Pogni, nel 1198, viene eletto signore di Semifonte. E’ l’anno in cui Firenze decide di sbarazzarsi, una volta per tutte, della rivale. La guerra va avanti fino al 1202, quando Semifonte soccombe definitivamente. Il castello di Pogni gli sopravvive, pur malridotto. Nel 1312, lo danneggiano ancor di più Arrigo VII e il suo esercito. Firenze, che ci ha messo il cappello, cerca di riutilizzarlo, nel 1382. Ma lo abbandona di lì a poco.

Riccardo Cardellicchio

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