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Lotti difende l’artista De Poli «Cencio intriso di significati»

Lotti difende l’artista De Poli «Cencio intriso di significati»

FUCECCHIO. «Indiscusso e indiscutibile l'artista De Poli con alle spalle oltre quarant'anni di carriera nazionale ed internazionale con un curriculum di tutto rispetto fatto di qualità e non di...

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FUCECCHIO. «Indiscusso e indiscutibile l'artista De Poli con alle spalle oltre quarant'anni di carriera nazionale ed internazionale con un curriculum di tutto rispetto fatto di qualità e non di quantità. Ha dipinto un drappellone intriso di significato e significante ad esprimere unione, futuro, libertà e progresso. Cosa chiedere di più?». Il curatore del cencio 2012, Filippo Lotti, scende in campo in difesa dell’opera di De Poli, che dal momento della sua presentazione, martedì sera in piazza Vittorio Veneto, è stato accolto da pareri discordanti. Il cencio resta l’oggetto del desiderio di tutti i contradaioli, ma in molti l’hanno criticato. Ecco perché Lotti ha deciso di dire la sua: «Ha fatto la sua apparizione, non senza suscitare discussioni, il "pallium" realizzato da Fabio De Poli. Un cencio – scrive il curatore –diverso da quei canoni a volte superati del "bello da vedere" ma soltanto, purtroppo e troppo spesso, da occhi superficiali e disattenti. Il cencio può anche non piacere ma, a volte, oltre il guardare bisogna anche saper vedere. Un cencio ricco di contenuti quello di De Poli ma anche bello, pulito ed elegante, direi rigoroso, se vogliamo guardare all'aspetto estetico. Se invece vogliamo parlare dell'aspetto artistico basta citare la pittrice messicana Frida Kahlo che in un'intervista al Time Magazine nel 1953 disse: "Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni". Il tema ripreso dal testo della canzone di Vecchioni portata a Sanremo lo scorso anno, “Questa maledetta notte dovrà pur finire”, in riferimento al momento storico e sociale che l'Italia sta vivendo, è ben raffigurato da una lampadina accesa che illumina e risplende da quel fondo nero, mentre nella parte sottostante è rappresentata Fucecchio e la sua storia in un concentrato di forme e concetti. Una luce di picassiana memoria dove, proprio come nel "Guernica" dell'artista spagnolo, De Poli vuole lanciare un messaggio di speranza per il futuro: il giorno che verrà dopo la notte scura ed oscura al tempo stesso».

Infine il curatore dell’opera Filippo Lotti sottolinea come «nell'opera ci sono elementi che richiamano e accennano al luogo e al tempo, alla Fucecchio di oggi con le scarpe rigorosamente in cuoio simbolo del lavoro del territorio - in bianco e nero in onore ai colori della città - messe ai piedi di due gambe che camminano verso il futuro. E il riferimento a Indro Montanelli con il suo classico cappello e la torre "smerlata" di Castruccio. A sormontare il tutto l'immagine di una cicogna simbolo del padule».

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