Sicurezza
Il misterioso badalone ideato da Brunelleschi e studiato da Nanni
L'imbarcazione fu adoperata per trasportare via Arno il marmo bianco di Carrara utile per il Duomo di Firenze
VINCI. Un tempo – dicono alcuni storici – l’Arno era navigabile da Firenze alla Foce, e viceversa, tutto l'anno. Altri sostengono che no, non s'andava oltre gli otto mesi. Perché, d'estate, c’era chi ci si provava, ma non superava Le Signe. Comunque, era il tempo che la via d'acqua era preferita alle vie di terra, per il trasporto di merci e persone. E le imbarcazioni erano di forme diverse, con grande uso delle alzaie: funi resistenti, tenute da braccia robuste, capaci di trainare barche e battelli controcorrente. Ma, con alzaia, si è soliti indicare anche la strada di servizio, posta lungo le rive di un corso d'acqua. L’uso dell'alzaia si chiama alaggio e gli addetti alatori (c'è chi li chiama bardotti).
Sta di fatto che, nel giugno del 1421, le autorità fiorentine concedono un privilegio a Filippo Brunelleschi, architetto di fama, «per sfruttare i diritti d'uso di un nuovo tipo d’imbarcazione», da lui inventato. Nome: badalone.
Strano nome, che ha contribuito a far nascere una sorta di leggenda intorno all'imbarcazione. Come fosse fatta, prova a spiegarlo Romano Nanni, direttore della Biblioteca Leonardiana e del Museo Leonardiano di Vinci. Lo fa nel bel saggio “Il Badalone di Filippo Brunelleschi e l'iconografia del navigium tra Guido da Vigevano e Leonardo da Vinci”. In appendice “Il privilegio del Badalone: trascrizione e note storico-architettoniche”, di Veronica Vestri. Il tutto pubblicato dagli “Annali di Storia di Firenze”. Intanto, va detto che il Brunelleschi chiede, e ottiene, il privilegio perché convinto «di poter facilmente, in ogni tempo, trasportare mercanzie e carico sul fiume Arno e su ogni altro fiume e “acqua”, a costi minori che quelli praticati al tempo e con altri vantaggi per i mercanti e altri soggetti interessati». In realtà, deve servire a lui, direttamente. Per trasportare, da Pisa a Signa, il marmo di Carrara, quel marmo che occorre per la realizzazione del Duomo di Firenze. Ha aguzzato l'ingegno per rispondere ai prezzi – devono essere esosi davvero – praticati dagli scafaioli, che risalgono la corrente a remi o con l'aiuto di pertiche. Il badalone comincia a navigare nel 1427, pur essendo pronto – risulta – dal 1424.
Sì, ma com'è fatto? Nanni afferma che «non sarebbe stato altro che una grossa chiatta, cosa non certo nuova nel panorama della navigazione interna; una zattera che doveva comunque essere trainata da un'imbarcazione o addirittura da una nave». Questa ipotesi, però, cozza contro «la novità vantata dal Brunelleschi». Nanni, allora, va oltre. La quantità di marmo, occorrente all’Opera del Duomo, è elevata, e serve in tempi brevi. Di fronte a queste richieste, documentate (centomila libbre di marmo bianco da Pisa a Firenze, da consegnare tra luglio e agosto), a Nanni viene fatto d'ipotizzare, considerati anche i mesi di secca dell’Arno, che il Brunelleschi utilizzi, oltre all'imbarcazione, anche un sistema di trasporto, non disdegnando la via di terra, con i carrettieri. Ma non tutto deve filare liscio, perché, molti mesi dopo (maggio del 1428), viene imposto al Brunelleschi, di completare la consegna dei marmi, fermi a Empoli e Castelfranco di Sotto, entro otto giorni. E di farlo «con i più collaudati scafi in uso in Arno». In caso contrario, si prevede l'intervento di altri, a spese del Brunelleschi. E ciò avviene, addirittura in ottobre.
Insomma, il badalone, dopo un inizio promettente, incappa in una serie di difficoltà. Non ultima la navigabilità dell’Arno, in particolare per certi trasporti pesanti, e in certi mesi. E qui bisogna mettere in risalto la pazienza dell'Opera del Duomo. Prima di far passare la mano, attende con pazienza che il Brunelleschi sciolga i nodi legati alla sua invenzione. Interviene soltanto quando si rende conto che il tempo passa, senza che si venga a capo di qualcosa. Mentre i fiorentini premono per il completamento del Duomo, «simbolo visibile del potere, della grandezza e della magnificenza della città». E questo non può essere senza la cupola, la cui costruzione è stata affidata al Brunelleschi.
In conclusione, che cosa fu il badalone? Nanni ha potuto fare soltanto ipotesi, in assenza di documenti d'archivio o iconografici, eloquenti e incontrovertibili. Sicché il mistero sembra destinato a rimanere tale.
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