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OSPEDALE

C’era una volta il San Pietro Igneo

Gli impegni di ieri (rispettati) e quelli di oggi (non mantenuti)

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FUCECCHIO. «Sarà potenziato l’ospedale San Pietro Igneo, con un'elargizione di 9 milioni (di lire) per l'acquisto di attrezzature cardio-reumatologiche», annunciò nel maggio 1968 l'allora presidente Gulio Mannini. Si trattava di un importo susseguente ai 200 milioni già stanziati il mese precedente dal ministro della sanità Luigi Mariotti, un contributo tassato al 4%, da restituire in un certo lasso di tempo.

E negli ultimi due anni, al nosocomio erano arrivate altre elargizioni, in cinque volte, per quasi 40 milioni. E precisamente: per la profilassi delle malattie infettive 2 milioni 800 mila lire. Per la lotta contro i tumori e la cura, 28 milioni. Per il centro trasfusionale del sangue 9 milioni.

«Le elargizioni – spiegò Mannini – vengono donate a fondo perduto. Così è stato possibile dotare l'ospedale di attrezzature rispondenti in pieno alle esigenze di diagnostica e di cura. Cosa che invece sarebbe stato impossibile fare con i mezzi finanziari ordinari, pur se è necessario adeguarsi alla moderna riforma ospedaliera nel comprensorio Fucecchio-Santa Croce sull'Arno-Castelfranco». Dal settembre 2009 l'ospedale è un Cesat (Centro di Eccellenza Sostituzioni Articolari Toscana), dove sono già stati effettuati oltre mille e cinquecento interventi di ortopedia protesica. Ma i lavori per potenziare la sala operatoria, con un aumento dagli attuali 24 posti letto a 60 (entro il 2012), sono fermi da tempo. Dovevano riprendere nel marzo scorso, ma non si muove foglia. Eppure si parla di un migliaio di pazienti in lista d'attesa da tutta Italia.

Luciano Gianfranceschi

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