Sicurezza
La famiglia di Matteo Gorelli sotto choc
Il padre: non ce la faccio a parlare. L’avvocato: un dolore enorme, è successo quello che non doveva mai accadere
CERRETO GUIDI. Non riesce a parlare. Nuovo dolore si somma a quello vecchio, a quello accumulato dal giorno di Pasquetta dell’anno scorso quando gli dissero che suo figlio Matteo era in carcere a Grosseto perché aveva massacrato di botte due carabinieri. Ieri mattina Francois Gorelli ha avuto un’altra pugnalata quando l’avvocato Luca Tafi gli ha detto che il carabiniere in coma era morto. Le parole si sono interrotte e, al loro posto, è subentrato il pianto. Gorelli non è riuscito più ad articolare una frase. E così ha fatto la madre del ragazzo, Irene Sisi.
«E’ accaduto quello che non doveva mai accadere - ha spiegato l’avvocato Luca Tafi, di Castelfiorentino che difende Gorelli insieme all’avvocato Francesco Giambrone di Grosseto - il nostro dolore è enorme».
Forse il fatto che il carabiniere Antonio Santarelli fosse in una clinica di Chieti e respirasse autonomamente dava inconsapevolmente qualche briciolo di speranza (anche se il coma era irreversibile). Che un miracolo potesse accadere. Ieri mattina, invece, si è dissipato tutto. Santarelli ha terminato questo percorso sulla terra. E la colpa di chi lo aveva ridotto in quelle condizioni non è aumentata con il decesso conclamato ieri mattina. «Questa vicenda - come dice l’avvocato Luca Tafi - è stata vissuta fin dall’inizio come se fosse un omicidio».
Si aggrava però la posizione di Matteo Gorelli nel quadro del processo. Da tentato omicidio l’accusa si trasforma in quella di omicidio. Per il codice penale significa che non potrà avere più la decurtazione della pena prevista se l’omicidio è solo tentato (da un terzo a due terzi rispetto alla pena prevista).
A questo punto, probabilmente, i difensori chiederanno il rito abbreviato (tra l’altro già semi-annunciato prima della richiesta della perizia) che elimina il dibattimento e prevede la riduzione di un terzo della condanna (in caso di ergastolo si riduce a 30 anni).
Ieri i difensori del ragazzo hanno tentato di entrare in carcere, a Grosseto, per incontrare Matteo e ci sono riusciti solo nel tardo pomeriggio. Il ragazzo. come hanno spiegato, è rimasto molto scosso. «Ha sempre chiesto delle condizioni dei due carabinieri - dicono i legali - in questi mesi e non si riconosce affatto in quello che gli è accaduto».
Oggi invece Matteo Gorelli vedrà i genitori (il sabato i colloqui sono riservati alle famiglie).
Il prossimo appuntamento in tribunale a Grosseto sarà il 20 di luglio quando il perito , Romano Fabbrizzi, riferirà in udienza dell’esito degli esami psichiatrici disposti dal giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari. In sostanza spiegherà se c’è o meno un vizio di mente.
Già secondo la perizia chiesta dalla difesa il ragazzo era stato definito “border-line”, che soffre di un disturbo della personalità.
Aggravata anche la posizione dei tre giovani (tra loro anche una ragazza), all’epoca minorenni, che erano in macchina con Gorelli e che vengono giudicati dal tribunale dei minorenni a Firenze. La mattina del 25 aprile, giorno di Pasquetta, avevano deciso di raggiungere un rave party a Sorano (in provincia di Grosseto) con la macchina di Matteo Gorelli, l’unico maggiorenne (aveva 19 anni).
Ma quando vennero fermati da due carabinieri (Antonio Santarelli e Domenico Marino) scattò la violenza: secondo l’accusa massacrarono di botte i due militari con dei pali che presero da una recinzione perché volevano sequestrare l’auto di Gorelli che era risultato positivo all’alcoltest.
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