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La carriera fulminea di Alessandro Martelli ministro di Mussolini
Colto, abile oratore, frequentò i salotti di Firenze e Roma Convinse gli eredi Masetti a donare il castello Guidi a Vinci
VINCI. Da Federico Martelli e da Matilde Negri nasce a Caltanissetta – dove il padre, vinciano doc, è in missione temporanea – e non a Vinci, il futuro ministro di Mussolini, Alessandro Martelli. Ma ecco il primo inghippo: la monumentale enciclopedia Treccani riporta, erroneamente, «Martelli Alessandro. Geologo nato a Caltanissetta da famiglia toscana il 25 novembre 1878», e la stessa data di nascita è riportata dall'altrettanto prestigioso Dizionario Biografico degli Italiani.
Si tratta di un grossolano e ripetuto errore, perché siamo riusciti a reperire nell'archivio storico comunale del municipio siciliano l'atto di nascita originale, che riporta inequivocabilmente la data del 25 novembre del 1876. L'atto è stato anche pubblicato sul Bullettino Storico Empolese in un ampio saggio biografico da noi dedicato al Martelli.
Avviato verso gli studi tecnici, il giovane Martelli divenne ben presto abile geologo, portando a compimento numerosissime esplorazioni in Albania, nel Montenegro, nelle isole della Dalmazia, in Erzegovina, a Rodi e in Egitto. Il suo campo di ricerca privilegiato sarà la mineralogia; diverrà, nel 1910, docente di mineralogia e geologia applicata al Regio Istituto Agrario e forestale di Firenze, poi docente e quindi professore ordinario di geologia alla Regia Università di Roma dal 1927. Alessandro Martelli aderì subito, insieme al cugino Alberto Castellani e a Corrado Masi, entrambi empolesi, al movimento nazionalista di Enrico Corradini, anche lui originario della zona, per l'esattezza di Samminiatello presso Montelupo.
Nel 1911-12 Martelli parteciperà da volontario alla guerra italo-turca e sempre da volontario prenderà parte, come ufficiale del Genio, alla Grande Guerra. Conseguì sul campo, dal 1915 al 1918, due promozioni per meriti di guerra e la croce di guerra. A Firenze, fra il 1919 ed il 1920, fu fra i fondatori dell'Unione Politica Nazionale e fu tra i primissimi nazionalisti aderenti al fascismo; fu l'inizio della carriera politica. Il 1º ottobre 1922, s'iscrisse al Partito Nazionale Fascista, presso il fascio di Firenze; fu tra i protagonisti della marcia su Roma. Nel 1923, fu eletto consigliere provinciale, nell'aprile del 1924 deputato al Parlamento Nazionale; nel marzo del 1929, sarà eletto nuovamente deputato nella XXVIII legislatura, dopo il "primo plebiscito" del regime. La carriera di Martelli fu fulminea; da sottosegretario di Stato per le Comunicazioni dal 5 novembre 1926 al 9 luglio 1928 arrivò, già dal 1926, ai vertici dell'Azienda Generale Italiana Petroli, l'Agip, nominato direttamente da Mussolini, sulla scia delle prime fortunate ricerche petrolifere condotte con successo in Albania. La vita del nazionalista vinciano fu da uomo di prim’ordine del cosiddetto “fascismo in doppiopetto”: brillante, colto, preparato, abile e incisivo oratore, elegante frequentatore dei salotti buoni prima a Firenze e poi a Roma. Il 9 luglio del 1928, fu nominato ministro dell'Economia Nazionale, carica che ricoprirà fino al 12 settembre 1929. L'11 giugno del 1929, pronunciò un discorso alla Camera che avrebbe potuto segnare uno spartiacque nella politica economica fascista, ma il 12 settembre il governo fu modificato in larga parte, e il Ministero dell'Economia Nazionale fu trasformato nel Ministero dell'Agricoltura e Foreste; a presiederlo sarà chiamato Giacomo Acerbo. Il programma di politica economica, proposto dal Martelli, era stato troppo lungimirante. Martelli non dimenticò mai Vinci; nel 1911, alla morte di uno dei più importanti studiosi di Leonardo di tutti i tempi, Gustavo Uzielli, fece acquistare al Comune di Vinci il fondo leonardiano dell'Uzielli, costituito da oltre 300 pezzi rarissimi di opere a stampa. Nel 1919, sarà sempre Alessandro Martelli a “convincere” gli eredi del conte Masetti a donare il castello dei conti Guidi al Comune di Vinci per realizzarvi un museo dedicato a Leonardo. Fu lui, insieme a Renzo Cianchi, a volere fortemente la Biblioteca Leonardiana e ad avviare i pesanti e costosi restauri del castello di Vinci per realizzare il tanto agognato museo. Il 1 marzo del 1934, fu nominato senatore del Regno. Morì a Firenze di quell’anno.
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