Il Tirreno

Empoli

Edilizia al collasso 4mila posti di lavoro persi in quattro anni

di Marco Pagli
Edilizia al collasso 4mila posti di lavoro persi in quattro anni

La Cgil lancia l’sos: se non si trovano soluzioni in tempi brevi entro la fine del 2012 l’intero comparto verrà azzerato

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EMPOLI. Il settore dell’edilizia rischia il collasso da qui alla fine dell’anno. In molti spererebbero che dietro alla notizia ci fosse una profezia Maya, ma purtroppo non è così. Le basi dell’emergenza sono ben più fondate e si chiamano stagnazione del mercato immobiliare, blocco degli appalti pubblici e impossibilità di accedere al credito. Ma ancora più preoccupante è la mancanza di prospettive e di decisioni che possano dare una speranza a decine di imprese e a centinaia di lavoratori.

Persi 4mila posti. Il quadro tracciato dal sindacato è scuro, scurissimo. Dei 6.109 addetti nel settore delle costruzioni che nel 2008 erano stati censiti dall’osservatorio del mercato del lavoro dell’Empolese Valdelsa, ne rimangono circa un terzo. Considerando contratti a termine e atipici, siamo di fronte a quattromila posti di lavoro polverizzati in quattro anni. Solo nell’ultimo periodo siamo arrivati a 45 procedure di dismissione nel circondario con circa 700 lavoratori appesi ai vari ammortizzatori sociali e senza un orizzonte certo a cui guardare. E il peggio è che non esistono coagulanti rapidi a questa emorragia visto che, crollati o quasi i pilastri territoriali Consorzio Etruria, Cpf Costruzioni e Baldassini-Tognozzi-Pontello, le possibilità di ricollocarsi una volta fuori sono ridotte al lumicino.

Rischio azzeramento. «Non si tratta di allarmi infondati - spiega Massimo Bollini, responsabile della Fillea Cgil di zona - se non si interverrà in tempi brevi, e per brevi intendo nei prossimi due o tre mesi, di qui alla fine del 2012 assisteremo all’azzeramento di un settore produttivo costruito in mezzo secolo e che è stato una colonna portante dello sviluppo economico e industriale della nostra area. Sono in corso decine di procedure di dismissione di aziende con le relative cessazioni di rapporti di lavoro. Tra quelle ancora attive, molte sono indietro di quattro cinque mesi nel pagamento delle retribuzioni. Con la cassa integrazione per gli oltre 300 lavoratori del Consorzio Etruria abbiamo raggiunto quasi mille posti persi o in bilico nell’ultimo periodo».

I soldi che non ci sono. L’aggravante è che questa non è una fotografia statica relativa ad un periodo, ma sta diventando una realtà affermata senza possibilità di cambiamento. «Siamo profondamente preoccupati perché nessuno interviene sulle cause profonde di questa situazione - continua Bollini - sul versante privato il mercato del mattone è fermo da anni e nessuno ha denaro da investire per costruire ben sapendo che non venderà mai, mentre su quello pubblico in tre anni c’è stato un sostanziale azzeramento degli appalti, non solo sulle nuove costruzioni ma anche sulle manuntenzioni ordinarie. Senza contare che anche quando gli appalti ci sono le ditte riscuotono dopo mesi. Mentre le banche stanno continuando a strozzare imprese e famiglie rendendo sempre più difficile l’accesso al credito. Ci sono aziende che hanno già licenziato tutti i dipendenti e non lavorano più, ma risultano ancora attive perché non possono pagare le spese per dichiarare il fallimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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