Attenzione
Deficit di 90mila euro per MuVe e Collegiata
“Vendere” il nome di Leonardo è un conto. Promuovere la culla di quello che è stato per anni l’emblema di una città, è ben più difficile. Altro che tesoretto, il Museo del Vetro e quello...
EMPOLI. “Vendere” il nome di Leonardo è un conto. Promuovere la culla di quello che è stato per anni l’emblema di una città, è ben più difficile. Altro che tesoretto, il Museo del Vetro e quello della Collegiata di Sant’Andrea costano al Comune di Empoli novantamila euro all’anno. È la differenza tra quanto le due strutture sono riuscite a incassare nel 2011 (7.771 euro) e quanto sono costata (96.886 euro). Di quanta fatica (e denaro) costa promuovere la cultura ne sa qualcosa anche Montelupo, dove il Museo registra un boom di presenze (+32%), che equivalgono però a un bottino piuttosto magro (15mila euro).
MuVe. Il bilancio si ricava dal consuntivo 2011 del Comune di Empoli, tra i servizi a domanda individuale. I “proventi” del Museo del Vetro ammontano a 5.168 euro, quelli del Museo della Collegiata a 2.603 euro. Il totale è di 7.771,50. Questi i costi: 28.995 euro per le spese di energia elettrica, telefono e pulizia della Collegiata; 1.200 euro per la manutenzione degli impianti; i consumi del Mu.Ve ammontano invece a 38mila euro, a cui vanno sommati 26.796 di spese varie (allestimenti, arredi ecc.), oltre a 1.895 euro di ammortamento, per un totale di 96.886 euro. Un “buco” di 89.115 euro (escluso il personale) coperto dal Comune.
Non ci sto. La cultura costa e merita i sacrifici del Comune. Ne è convinta l’assessore di Empoli, Eleonora Caponi: «I musei non vanno visti come costi, ma come opportunità. Se si pensa al ritorno economico non si va da nessuna parte. Sono ben pochi i musei in Italia che possono garantire un guadagno». In particolare il Museo del Vetro va considerato come un luogo d’incontro, che va bel al di là dell’esposizione: «Ha ospitato tante iniziative: da “famiglie al museo” ai laboratori, dai concerti, oltre a spettacoli, concerti e iniziative culturali, molte delle quali però ad ingresso gratuito». E infatti i numeri ci sono: 8.289 presenze nel 2011 (oltre a 2.549 al Museo della Collegiata, 1.451 alla casa del Pontormo e 3.808 al Palenteologico). Ma il biglietto per l’ex magazzino del sale è low-cost (3 euro l’intero) e le iniziative sono spesso gratuite. E poi ci sono le spese per il personale (in parte non comprese nel consuntivo): «Abbiamo scelto di tenerlo aperto tutti i giorni. Grazie alla sinergia con Promocultura e associazione archeologica. L’unico modo per risparmiare sarebbe ridurre l’orario. Ma non è la strada per promuovere la cultura».
Montelupo. A proposito di numeri, il Museo della Ceramica di Montelupo ha registrato 7.103 presenze (+31% rispetto al 2010) e quello Archeologico 1.972 (-23%, frutto del crollo delle visite didattiche, complici i tagli alle scuole), per un incasso di 15mila euro (complici la gratuità per le scuole locali e le riduzioni). Ma secondo l’assessore Marzio Cresci, non si può valutare un Museo con il bilancio: «Per come vedo io la cultura, il Museo della ceramica, come altri della zona, dovrebbe essere a ingresso gratuito: far pagare il biglietto è come chiedere un compenso ai cittadini per un atto di anagrafe». E poi c’è un altro aspetto non secondario: «Non è possibile ingabbiare l’idea di museo in luoghi fisici con degli oggetti in vetrina. Il Museo è un luogo dove si pensano e si attuano progetti, molti dei quali sostenuti con risorse esterne al bilancio comunale. Nel 2011, attraverso la partecipazione a bandi, per l’area culturale sono stati raccolti 133mila euro, ai quali bisogna aggiungere le sponsorizzazioni. Il Museo della Ceramica è il biglietto da visita della città ed è un volano per i rapporti istituzionali». (f.t.)
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