Sicurezza
Il teatro Pacini è costato 2 milioni più del previsto
Il leasing firmato nel 2001 prevedeva una spesa complessiva di 7 miliardi di lire ma i ritardi hanno fatto lievitare il conto: 750mila euro sono a carico del Comune
FUCECCHIO. Doveva costare 7,1 miliardi delle vecchie lire. Undici anni dopo la stipula del contratto di leasing il sipario del teatro Pacini non si è ancora alzato, ma la spesa è lievitata a 5,8 milioni di euro. Un aumento di 2,1 milioni rispetto alla previsione iniziale, un terzo dei quali dovranno essere sborsati dal Comune. In attesa di capire quando finalmente il Pacini (chiuso e abbandonato nei primi anni Ottanta) aprirà al pubblico, la giunta guidata dal sindaco Toni che ha approvato il rendiconto consuntivo della spesa.
Il contratto. Il 7 novembre 2001 fu stipulato il contratto di locazione finanziaria (leasing) tra la società Finagen spa (concedente), il Comune di Fucecchio e la Banca di Credito cooperativo di Cambiano (utilizzatori). La Finagen si prendeva carico di tutte le fasi di realizzazione dell’intervento, dalla costruzione agli incarichi professionali, stabilendo una quota di ripartizione della spesa pari al 48% per la porzione destinata a cinema-teatro (Comune di Fucecchio) e del 52% per la porzione destinata a uffici bancari (Bcc Cambiano). La spesa prevista ammontava a 3,6 milioni di euro, suddivisi in 774mila euro per i costi d’acquisto dell’immobile, compresa la progettazione e 2,8 milioni per la demolizione del fabbricato esistente e la nuova edificazione. La quota a carico del Comune era di 1,76 milioni di euro.
Battaglie legali. Negli ultimi quindici anni è accaduto di tutto. Una guerra senza esclusione di colpi, che vede protagonisti il Comitato per la “piazza grande” (senca teatro) da una parte, e il Comune dall’altra. In mezzo ci sono il Ministero, il Tar, la Soprintendenza. I ricorsi, gli appelli, i colpi bassi, i presunti ritrovamenti archeologici durante gli scavi, le sospensioni spingono il teatro in una palude.
Troppi Sgarbi. Nella relazione presentata alla giunta, il dirigente Giorgio Salvini ripercorre la telenovela, sottolineando anche il ruolo negativo avuto nella vicenda dall’allora ministro Vittorio Sgarbi: «Il suo appoggio nel 2002 al comitato si concretizza in una serie di pressioni sugli organi tecnici periferici del ministero che definire “anomale” appare un eufemismo». Dopo pochi mesi arrivò lo stop al cantiere.
Gli aumenti. Secondo il direttore dei lavori e delegato per la realizzazione da Unicredit (nel frattempo subentrata nella proprietà dell’immobile e nel contratto di leasing) Roberto Bandinelli, ha trasmesso il rendiconto al Comune, prevedendo una maggiore spesa per l’ente di un milione di euro. Ma secondo gli uffici comunali erano state messe in conto anche voci non a carico degli utilizzatori: hanno quindi proceduto a una nuova analisi dei costi, secondo la quale in realtà il Comune deve sborsare un po’ meno: 815mila euro (che porteranno la sua spesa complessiva a 2,5 milioni). Questi i costi lievitati a carico del Comune (quota del 48%): aumenti per revisione prezzi e slittamento dei tempi di realizzazione: 224mila euro; varianti Soprintendenza 129mila euro, imprevisti 116mila euro, migliore per qualità e quantità/completamenti 106mila euro, imprevisti, migliorie impianti 55mila euro, aumento spese tecniche per varianti e aumento importo lavori 72mila euro, spese legali per vertenze 12mila euro, maggiore importo oneri di urbanizzazione e costo costruzione, Tosap, allacciamenti, polizze ecc 111mila euro.
Il patto. Il sindaco Toni, conti alla mano, ha avuto un confronto con la Bcc, la quale ha acettato di ripartire i maggiori costi in proporzione diversa da quanto previsto dal contratto originario (48% Comune 52% Cambiano), assumendo a proprio carico l’importo di 1,44 milioni e lasciando a carico del Comune i residui 749mila euro.
La delibera. La giunta ha preso atto del costo complessivo dell’operazione per il Comune (2,5 milioni di euro) e ha dato incarico agli uffici comunali di definire con Unicredit ai sensi del contratto di locazione del 2001, l’importo dei 95 canoni mensili da corrispondere, tenendo conto della somma già versata 11 anni fa di 619mila euro più Iva e fermo restando il diritto di opzione di acquisto per mezzo milione di euro da esercitare entro tre mesi prima del termine della locazione finanziaria.
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