Sicurezza
Contratti a chiamata, stangate in arrivo
Multe fino a 12mila euro per chi non comunica in tempo le assunzioni di pochi giorni, soprattutto nel settore turistico
EMPOLI. Sembra una modifica da niente, una semplice questione procedurale. E invece, quella contenuta nel decreto Semplificazioni uscito a febbraio scorso è una norma che interessa migliaia di lavoratori e centinaia di aziende nel circondario, prevalentemente nel settore della ristorazione. Si tratta dell’obbligo di stipulare il contratto a chiamata prima dell’effettivo avviamento a lavoro. Pena multe che vanno da 3.000 a 12.000 euro. Il cambiamento non è da poco, visto che fino a pochi mesi fa il datore di lavoro poteva comunicare l’attivazione di questa specifica forma di contratto fino a cinque giorni dopo l’assunzione. E se da una parte questa opportunità semplificava la vita a chi magari aveva bisogno di un giovane cameriere anche solo per un fine settimana, dall’altra lasciava la porta aperta al lavoro nero visto che di fatto depotenziava il peso dei controlli di Guardia di finanza e Ispettorato del lavoro.
Boom di contratti. Tant’è che il governo Monti ha deciso di stringere le maglie di una tipologia di lavoro, quello intermittente o a chiamata, che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo impressionante in particolare in bar, ristoranti e locali. Nell’Empolese Valdelsa i dati dei centri per l’impiego parlano di un vero e proprio boom tra il 2008 e il 2009, quando da 122 si è passati all’attivazione di ben 1.134 contratti. Numeri che hanno continuato a salire anche negli ultimi anni: nel 2010 i nuovi contratti a chiamata sono stati 1.494, mentre l’anno scorso sono cresciuti ulteriormente, se si pensa che sono stati 1.319 quelli registrati nei soli primi tre trimestri dell’anno.
Vantaggi e svantaggi. Le ragioni del suo sviluppo sono da ricercarsi proprio nella facilità di attivazione e nei pochi vincoli burocratici da seguire. Può essere stipulato da qualsiasi lavoratore e copre prestazioni di carattere discontinuo. Il dipendente può decidere se avere l’obbligo (in questo caso ha diritto ad una indennità ad hoc) o meno di rispondere alla chiamata da parte del datore. Il contratto può essere sia a tempo determinato che indeterminato e può impegnare il lavoratore sia per periodi predefiniti sia per eventi eccezionali come le festività o i weekend. Peraltro l’interessato può essere titolare di più contratti di questo tipo o di altre tipologie purché non sussistano incompatibilità.
Vincoli vecchi e nuovi. Le uniche prescrizioni sono che il lavoro a chiamata non può essere utilizzato per sostituire lavoratori in sciopero, non può essere attivato da aziende che negli ultimi sei mesi hanno operato licenziamenti o riduzioni di orari per cassa integrazione e da aziende che non siano in regola con la normativa sulla sicurezza. Tutte caratteristiche che rimarranno intatte anche con le nuove prescrizioni, eccetto quella relativa ai tempi di comunicazione dell’avviamento. Adesso, infatti, il datore dovrà far firmare il contratto e informare il centro per l’impiego territoriale almeno un giorno prima dell’ingresso a lavoro. Inutile specificare che dopo l’entrata in vigore del provvedimento la mole di controlli è aumentata e la trasgressione è punita con norme decisamente severe.
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