Gioco
Nasce in riva all’Arno la rivoluzione dell’arredo urbano
Studio di architetti di Limite vince premio internazionale con un progetto che trasforma la plastica in vegetazione
LIMITE. Tante piccole piramidi di plastica biologica come incubatrici di milioni di semi destinati a diventare in poche settimane piante o arbusti da collocare lungo le autostrade o nei boschi distrutti dagli incendi. Questo progetto ambientale, nato in riva all’Arno, ha vinto un premio internazionale bandito da un consorzio del Politecnico di Milano, Poli.design, per la selezione di progetti innovativi in grado di sfruttare le tecnologie per la produzione e la trasformazione delle materie plastiche.
A metterlo a punto sono stati tre architetti, Alessandro La Sorte, 38 anni, Gianluca Valleggi, 39 anni, che hanno aperto 3 anni fa lo studio Arkithon a Limite, e Fabio Cannì, 41 anni, di Firenze. Il loro progetto verrà premiato l’8 maggio al Plast 2012, Salone internazionale delle materie plastiche e della gomma che si svolgerà a Milano.
L’idea di questo progetto parte da un contenitore realizzato utilizzando una plastica prodotta dal mais (e quindi biodegradabile) che viene riempita di un gel a base di sostanze nutrienti (come azoto, potassio e fosforo). Un involucro tetraedrico a base anche di acqua dove vengono inseriti semi secondo le necessità. I piccoli contenitori sono stati pensati per essere prodotti come un lungo nastro o una rete con tecnologie già esistenti o facilmente adattabili. «L’utilizzo più immediato - spiegano gli architetti - è relativo alla gestione degli spazi verdi di strade e autostrade dove è necessario intervenire per creare barriere antiabbagliamento o antirumore di minimo impatto ambientale in situazioni difficoltose». In questi casi, continuano gli architetti «si riduce al minimo il lavoro manuale e, anche su terreni con pendenze, si evita il rotolamento a valle dei semi».
Non solo. «Questo sistema - come spiegano ancora i progettisti - è utilizzabile con costi e tempi contenuti nella gestione di spazi a verde e per l’arredo urbano. Oppure ancora per il reinverdimento di aree colpite da eventi quali incendi o frane».
Il concorso era diviso in due parti: l’idea e l’approfondimento della fattibilità. «Il nostro progetto - spiegano La Sorte, Valleggi e Cannì - è più che realizzabile. Questa plastica viene già prodotta». E’, in parole semplici, una variante di quella che viene adoperata per fabbricare le buste di plastica. Ed è assolutamente riciclabile perché l’involucro diventa, insieme al gel, un nutrimento per i semi nella fase iniziale e in poche settimane si dissolve.
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