Il Tirreno

Empoli

Si svelano i misteri attorno al santuario dell’Annunziata

di Paolo Santini

Due documenti importanti ritrovati a Firenze e Pistoia aiutano a ricostruire la storia dello storico oratorio

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VINCI. La storia del santuario della Santissima Annunziata è degna – manco a dirlo - di un romanzo di Dan Brown, con la differenza, rispetto al Codice Da Vinci, che qui è tutto vero e documentabile. Intendiamoci, i misteri da sciogliere sono ancora molti, primo fra tutti quello del quadro raffigurante l’Annunciazione, ma gli studi stanno facendo luce su questioni finora indecifrabili. Mi limito a una sintetica anticipazione degli studi, ormai conclusi, a mia cura sulla storia dell’edificio, e delle persone che lo hanno reso importante, studi che saranno pubblicati su una rivista di storia, da ringraziare per la disponibilità verso questo tipo di anticipazioni. D’altra parte, l’occasione del quarto centenario della consacrazione dell’oratorio merita attenzione particolare. E veniamo al sodo.

Da tempo stavo cercando un paio di documenti fondamentali per la ricostruzione della storia del santuario. Il primo, rintracciato dopo mesi di ricerche, è custodito negli immensi giacimenti dell’Archivio di Stato di Firenze; si tratta di un testamento. «In Dei nomine amen. Anno Domini nostri Iesu Christi ab eius salutifera incarnatione millesimo sexcentesimo decimo quinto». Siamo dunque nel 1615, 19 febbraio, e il testamento prosegue con «Bartolomeus quondam Dominici Luce de Santinis de Valleimbrosa et ad presens agens hospitalis Bonifacii in castro Vincij sanus pro Dei gratia, mente, sensu, visu et intelectu licet corpore languens»; quale meraviglia nell’apprendere che il testamento del misterioso soggetto che stavo cercando da tempo era incredibilmente costituito nientemeno che dalle ultime volontà di un mio avo (nel senso letterale del termine), Bartolomeo di Domenico Santini da Vallombrosa, fattore e facoltoso agente in Vinci del fiorentino Ospedale di Bonifazio.

Nel testamento, il Santini elegge la propria sepoltura «in oratorio vocato “l’Assunta della santissima nostra Donna di Vinci fuor della porta di detto castello”», e stabilisce per rimedio dell’anima sua – avviando così verso un futuro radioso l’oratorio dell’Annunziata - un legato a favore di Leone di Giovanni Menichetti, rettore della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Streda, in diocesi di Lucca, consistente in un censo annuo perpetuo di duecento lire, un podere posto nella valle di San Pantaleo, in luogo detto “in Quartaia”, e due poderi nel popolo di S. Croce a Vinci. L’obbligo da adempiere, per il Menichetti, sarebbe stato quello di celebrare la messa in perpetuo settimanalmente di mercoledì “In oratorio sanctissime Nunciatae extra moenia Vincij vocato Assunta della Madonna di Vinci fuor del castello per andare a Cereto et a Empoli”.

Altro obbligo da soddisfare in perpetuo dal Menichetti e da tutti i suoi successori nella guida della parrocchia di Streda, la celebrazione della messa nel suddetto oratorio nelle settimane dell’Assunzione, dell’Annunciazione, della Natività e della Purificazione della Beatissima Vergine Maria e anche nell’ottava di San Giovanni Battista e San Bartolomeo. Il documento è corposo e le notizie in esso contenute sono ghiotte.

Ma arriviamo al secondo documento, stavolta rintracciato negli atti civili della Curia Vescovile di Pistoia. Pochi anni dopo che gli fu elargito il cospicuo legato Santini, il nuovo Ministro dell’Ospedale di Bonifacio, succeduto al Santini, promosse nei confronti del parroco di Streda, in quei giorni certo prete Francesco Bolognini, causa di decadenza dal legato, convenendolo di non avere adempiuto ad unguem agli oneri religiosi disposti dal Santini. «Il buon parroco di Streda – affermava il canonico Mazzanti nel 1924 in una pubblicazioncina sull’oratorio - poté vittoriosamente purgarsi dalla nera accusa e fu facile al pio sacerdote, dimostrare la infondatezza delle accuse mossegli». Non fu così facile, in realtà, ma il Bolognini, con una miriade di testimoni vinciani, chiamati davanti al tribunale civile e registrati nei verbali, riuscì a dimostrare che gli obblighi stabiliti dal legato erano stati adempiuti. Un documento straordinario, in cui leggiamo che una delle domande nei confronti dei testi era: la campanella, nel giorno fatidico del mercoledì, suonava e si sentiva o no?

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