Il Tirreno

Empoli

La Chiesa secondo don Stinghi: «Sì a nozze gay e preti sposati»

di Marco Sabia

Il sacerdote anti-droga è tornato a Vinci per un incontro dedicato alle tossicodipendenze al Vois «Va riconosciuto agli omosessuali il diritto a un amore sano. Il celibato dei parroci? Roba vecchia»

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VINCI. «Consentire i matrimoni tra gay. E bisogna dare la possibilità ai preti di sposarsi». Parole pesanti su due “nodi” più che mai attuali per la Chiesa. Parole che diventano macigni se a pronunciarle – come in questo caso – è un prete. Don Giacomo Stinghi è tornato nella terra che lo aveva già conosciuto e amato come parroco. E ha lasciato il segno. Niente prediche dall’altare. Ha incontrato i giovani direttamente in discoteca, al Vois di Sovigliana, poco distante dalla parrocchia di Spicchio, che lui stesso ha guidato negli anni Settanta. Il ricordo tra i cittadini che l’hanno conosciuto è ancora nitido, per lo spirito di apertura e di schietta solidarietà che ha sempre contraddistinto il suo operato di sacerdote, per il suo stile diretto, che spesso gli è valso l’aggettivo di “scomodo”.

L’evento. Don Giacomo, che oggi guida la parrocchia della Madonna della Tosse a Firenze, è tornato nella terra del Genio per parlare di tossicodipendenze. Lui che con la droga e i suoi effetti su giovani e meno giovani ci combatte ogni giorno praticamente da sempre. È il fondatore del Centro di solidarietà di Firenze, un’associazione di volontari e operatori sociali impegnati per intervenire quando le persone sono in una situazione di disagio: riabilitazione, ma anche prevenzione.

Matrimoni gay. Ma don Stinghi va oltre il tema delle dipendenze. E affronta anche altri temi attuali quanto spinosi per la Chiesa. Come il matrimonio tra omosessuali. Raccontando il suo percorso, dai pregiudizi giovanili all’esperienza che lo ha cambiato, da quando cioé a Firenze segue un gruppo di omosessuali cristiani che si chiama Kairos, dal termine greco che indica il momento opportuno, l’occasione giusta e matura per un determinato passo nella propria evoluzione ed edificazione personale o in quelle dell’intera umanità. «Anch’io – spiega – da giovane ero prevenuto ma con l'esperienza e conoscendo queste persone e le sofferenze che provano ho capito che non sono individui diversi dagli altri. Dobbiamo riconoscere a queste persone il diritto ad un amore sano».

No Gay Pride. Ciò che non piace invece a don Stinghi è un altro tipo di atteggiamento: »Altro discorso è l'ostentazione becera e banale stile Gay Pride, che finisce soltanto per danneggiare la comunità gay».

Preti all’altare. E a proposito di argomenti spinosi, don Giacomo ha le idee chiare – e forse anche scomode per molti – sull’eventualità di permettere ai preti di sposarsi: « L'obbligo del celibato per i preti è uno sbaglio in quanto è un’imposizione ormai vecchia mille anni. Si dovrebbe dare la possibilità di scegliere se avere o meno una moglie. Questo è il futuro».

Trasparenza. Niente obblighi, dunque. Ma libertà di scelta. «Il fatto di dover essere obbligatoriamente celibi quando si è preti – continua don Giacomo Stinghi – fa sì che le persone pensino che noi non manteniamo questo nostro voto. La gerarchia purtroppo però non ha intenzione di affrontare questo argomento, così come lo stesso Pontefice».

Tossicodipendenze. Poi Stinghi affronta anche l’argomento della droga: «Mi rivolgo ai giovani presenti in sala: chi fa uso di sostanze stupefacenti vuole colmare una lacune che ha dentro, ma lo fa nel modo più sbagliato possibile». Poi il parroco della Madonna della Tosse e fondatore del Centro di solidarietà di Firenze, conclude con un slogan ad effetto per chi c’è dentro e vuole uscirne: «Tu solo puoi farlo, ma non puoi farlo da solo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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