Il dolore
Duecento iscrizioni all’Anpi in 4 mesi E molti sono giovani
La Resistenza è l’antidoto alla vacuità della politica: «Questi ideali non dividono e guardano al futuro»
VINCI. La disaffezione verso i partiti ormai è un dato conclamato, specialmente tra le nuove generazioni. Scarso rinnovamento, dialettica vecchia, autoreferenzialità e poi una valanga di scandali che anno dopo anno hanno minato la credibilità della politica che pur usciva da Tangentopoli.
L’antipolitica. Il termine antipolitica è entrato nei vocabolari e nella vita quotidiana di ognuno con la stessa forza con cui è dilagato l’astensionismo alle urne. C’è chi ci marcia, macinando punti percentuali nei sondaggi, e chi invece assiste a tale fenomeno con amarezza. Ma c’è soprattutto chi a questa crisi è riuscito a trovare una soluzione, riportando all’attenzione dei giovani valori che molti credevano perduti e riuscendo ad aggregare. Il caso dell’Anpi nel territorio dell’Empolese Valdelsa è emblematico. Dopo l’apertura che l’associazione dei partigiani ha fatto nel 2006 verso la società civile permettendo a tutti, anche a coloro che non avevano partecipato alla Resistenza, di tesserarsi, c’è stato un vero e proprio boom di iscritti e di militanti. Giovani, in massima parte, che nello spirito dei partigiani hanno ritrovato voglia di partecipare e di impegnarsi. Così gli antifascisti del nuovo millennio in sei anni di attività sono diventati centinaia, migliaia e piano piano hanno ridato vita a sezioni in quasi tutti i comuni del circondario. Prima Montelupo ed Empoli, poi Fucecchio, Montaione, Montespertoli, senza contare Certaldo e Castelfiorentino più legate al Senese.
Duecento tessere. Pochi mesi fa l’apertura della sede di Vinci, che da novembre ha già staccato più di 200 tessere. I motivi di tanto successo si ritrovano nelle parole dei protagonisti. «La prima adesione l’ho fatta nel 2006 - racconta Francesco Marinelli, 27 anni, che della sezione di Empoli è il segretario - sono cresciuto con gli ideali della Resistenza, ho avuto parenti partigiani e quindi ho sempre avuto dei riferimenti politici ben precisi. Tuttavia non ho mai aderito ad un partito».
Ideali che non dividono. «L’Anpi è un’altra cosa - continua Francesco - porta avanti idee universali che puntano a mettere insieme e non a dividere. Qui possiamo fare un tipo di attività che nei partiti non è possibile fare, in autonomia ma con determinazione».
Qui si parla di futuro. E in autonomia e con determinazione in sei anni un gruppo di ragazzi che si è allargato sempre di più, sotto l’occhio vigile dei partigiani rimasti, ha rimesso insieme i fili di una storia di sessant’anni fa promuovendo dibattiti, organizzando concerti, facendo attività e riuscendo a coinvolgere istituzioni e cittadini. «I valori dell’Anpi non parlano al passato ma al futuro - precisa Matteo Tanzini, classe 1989 - oggi più che mai c’è bisogno di resistenza, l’attacco ai diritti e alle tutele costituzionali è evidente e il nostro agire va proprio in questo senso. L’associazione a differenza del partito ci permette di lavorare con persone di estrazione politica diversa e soprattutto parla a tutti. Il nostro compito è quello di mantenere la barra dritta sulle radici sociali e politiche del nostro Paese e di funzionare da monito ai partiti stessi. Il nostro spirito è lo stesso dei partigiani».
Con la tessera in tasca. Ma tra i tanti iscritti dell’Anpi c’è anche chi la tessera di partito la tiene ben stretta in tasca, pur riconoscendo tutte le differenze. «L’associazione rappresenta quel senso di ribellione naturale per i giovani - spiega Daniele Bertelli, 32 anni, della sezione di Montelupo e membro della segreteria provinciale, nonché segretario territoriale di un partito - in una crisi della politica come quella che stiamo vivendo l’Anpi è uno strumento che permette a tanti ragazzi di partecipare alla vita sociale: il partito per sua natura mette in contrapposizione, l’associazione unisce pur nella consapevolezza che l’Anpi è un ente morale e ha un riferimento politico ben preciso. All’interno ci sono persone provenienti da partiti diversi, ma moltissimi la tessera non ce l’hanno nemmeno. Ma qui a differenza di altri territori abbiamo sempre cercato di lavorare senza marcare le spaccature e senza che nessuno mettesse mai il cappello alle nostre iniziative. Allo stesso tempo, però, abbiamo sempre cercato di collaborare con le istituzioni e il percorso fatto finora dimostra che la strada è quella giusta». Ne è convinto anche Marco Viviani, classe 1983, iscritto dallo scorso anno alle sezione di Vinci e anche lui già militante di un partito. «Abbiamo aperto la sede nel novembre scorso - racconta - ed è stato un successo. Adesso dobbiamo portare avanti questo entusiasmo e questa fiducia. Chi partì per liberare il Paese ha dato un esempio fondamentale che ancora i giovani, a quasi settant’anni di distanza, continuano a riconoscere. Se verso i partiti provano disagio, sentono che dei partigiani per così dire ci si può fidare, che non verranno delusi. Lo dico con rammarico perché sono convinto che i partiti avrebbero bisogno di più iscritti e più energia, ma tant’è».
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