Proteste
Due impianti su tre senza sicurezza
I defibrillatori per i problemi cardiaci a disposizione solo a Empoli, Vinci e Limite. Non ce ne sono negli altri comuni
EMPOLI. In due impianti sportivi su tre del circondario mancano i defibrillatori, gli apparecchi da usare in caso di arresto cardiaco e di fibrillazione ventricolare. La carenza di sicurezza nei luoghi in cui si fa sport (dal calcio, al basket, al volley) torna ad essere argomento d’attualità dopo la morte del giocatore Piermario Morosini allo stadio di Pescara sabato scorso. Il quadro che emerge è ben diverso rispetto a quelli di molti paesi soprattutto del Nord Europa dove questi apparecchi salvavita sono ovunque, anche nelle strade, posizionati in colonnine. E addirittura quando il defibribillatore viene sfilato per il soccorso parte la chiamata d’emergenza all’ospedale.
La situazione. Sono circa sessanta gli impianti tra campi sportivi, stadi e palazzetti dello sport nel circondario ed, eccetto qualche raro caso, il primo progetto con l’attivazione di defibrillatori e la formazione necessaria per poterli adoperare è stato quello realizzato grazie alla Cabel con l’aiuto della Misericordia. Un ’operazione partita solo pochi mesi fa quando l’azienda ha consegnato 17 apparecchi ad altrettanti impianti o squadre di Empoli, Vinci e Limite. Ora la Misericordia sta completando l’opera di formazione a dirigenti e allenatori. Sabato, per esempio, terminerà il corso per la palestra Lazzeri dove «si sono rese disponibili per l’Use basket una ventina di persone», spiega il direttore generale Marco Mainardi. Una risposta, quella della società biancorossa, più che positiva. «Sono in tutto otto ore di lezione, è un corso molto semplice - spiega Gionata Fatichenti che per la Misericordia cura la formazione -che serve negli impianti dove non c’è il medico con l’ambulanza, quindi in quelli piccoli». In più il progetto promosso da Cabel e Misericordia è realizzato in collegamento con il 118 per cui, quando arriva la chiamata da un impianto dove il kit è presente, l’operatore è informato di questa dotazione.
Dove sono. Gli impianti dotati di defibrillatore sono quello di S. Maria, Pozzale, Ponzano, Cortenuova, Monterappoli, Villanova, via della Quercia, il palasport Aramini, il palasport Lazzeri, il palasport di Ponte a Elsa, l’impianto per l’atletica in via delle Olimpiadi, lo stadio Castellani e l’impianto di Monteboro. A Vinci: l’impianto di Petroio e del capoluogo. A Limite l’impianto del capoluogo. Dalle altri parti, una quarantina di impianti considerando sempre stadi, campi sportivi e palazzetti, non ci sono defibrillatori. Rimane grosso modo solo il 118 perché la presenza del medico è richiesta dalla serie D in poi. E per la Uisp, come spiega il presidente della Lega calcio Roberto Cellai «noi chiediamo la presenza di un’ambulanza solo per le finali». Ma, in ogni caso, tutte le squadre Uisp devono fare un corso di primo soccorso.
I poco convinti. Tra gli assegnatari della donazione Cabel c’era anche l’impianto di Pagnana ma nessuno dei referenti delle società che adoperano la struttura si è ancora presentato alla formazione. Mentre invece hanno rifiutato fin da subito le squadre di calcio che si allenano a Ponte a Elsa.
I sostenitori. Claudio Del Rosso, delegato della Figc, invece ribadisce l’importanza di questo strumento. «E’ uno apparecchio indispensabile - dice - bisogna fare un’opera di sensibilizzazione verso tutte le società perché se si agisce nei primi minuti dal malore si hanno molte probabilità di sopravvivere. Mentre invece più il tempo passa e più si abbassa la percentuale di cavarsela». Non solo: l’investimento per acquistare un apparecchio automatico non è proibitivo, il costo si aggira sui mille euro. Nel 2009 la Regione aveva messo a disposizione oltre duecento defibrillatori. Ma per alcune società il problema fu gestire la formazione. «A noi ci venne offerto - spiega Massimo Bonin, dirigente del Castelfiorentino che milita nell’Eccellenza - ma neanche il nostro massaggiatore, che è un ex infermiere, lo sa usare. Per questo non lo abbiamo potuto accettare. Penso, però, che presto bisognerà attrezzarsi».
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