Il dolore
Cgil, la rabbia e l’orgoglio
Duemila in piazza per l’articolo 18: «Bene il reintegro, ma tante le cose da cambiare»
EMPOLI. Duemila cuori pieni di rabbia e di orgoglio. Duemila storie di lavoro che si sono ritrovate a Empoli per protestare e per lottare, per fischiare il governo Monti e per esultare per il dietrofront del ministro Fornero sull’articolo 18, con il ritorno del reintegro. Con la convinzione che il futuro è ancora buio, ma che attraverso la lotta i lavoratori possono garantire una prospettiva ai loro figli.
Sfilata rossa. La Cgil dell’Empolese Valdelsa voleva lanciare un messaggio forte in un territorio dove ha i numeri per mostrare i muscoli. Il sindacato confederale da queste parti conta 35mila iscritti (quasi la metà pensionati). Uno su dieci, o quasi (per gli organizzatori erano 3mila, per la polizia 1.500), ieri mattina ha partecipato al corteo, fino a raggiungere piazza della Vittoria, dove si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti delle varie sigle, delle Rsu. Ma anche dei precari. Applauditi da chi il lavoro ce l’ha ma non sa per quanto, da chi invece l’ha perso e non sa quando, e se, lo ritroverà. Da chi è in pensione e non ce la fa. Ognuno ha portato la sua storia in piazza, insieme alle bandiere e agli striscioni delle aziende simbolo dell’Empolese Valdelsa: dalla Polaris Allegri alla Falegnami di Castelfiorentino, dalla Pakerson di Cerreto al Consorzio Etruria di Montelupo.
Missione compiuta. La manifestazione è riuscita, lo sciopero di quattro ore anche di più. Il segretario della Camera del lavoro, Rossano Rossi, snocciola percentuali bulgare di adesione nelle aziende prese a campione: 95% nelle Coop, tanto che i punti vendita di via Sanzio e via Susini, Certaldo, Castelfiorentino e Sovigliana sono rimasti chiusi; stop alla produzione anche per Irplast (90%), Sammontana (90%), La Falegnami (90%), Inpa (95%); altre attività hanno lavorato a ritmo ridotto, come Zignano Vetro (70%) e Cantine Leonardo (60%).
I motivi. Lo sciopero era stato proclamato dalla Cgil per protestare contro la riforma del lavoro e in particolare dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Poche ore prima era stato raggiunto l’accordo sul testo definitivo del disegno di legge: torna il reintegro del lavoratore qualora il giudice accerti che il licenziamento economico da parte dell’azienda sia infondato. «Aspettiamo di analizzare bene il testo – puntualizza Rossi – ma se così fosse sarebbe una notizia positiva. Tuttavia il cammino è ancora lungo, perché in tema di precariato e di ammortizzatori sociali c’è ancora molto da fare».
L’orgoglio. Intanto però la novità ha portato in piazza una buona dose di orgoglio, testimoniata dalle parole del segretario provinciale della Cgil, Mauro Fuso: «Questa è la vittoria della Cgil sul Ppp: il Partito del partito preso, che governa con arroganza». Ognuno mette il suo tassello sul palco: «Lo dobbiamo far capire ai giovani – sottolinea Andrea Rufini della Rsu Sammontana. Senza l’art. 18 quello del lavoro diventa un mondo selvaggio». E Silvia Mozzorecchi (chimica, tessile, energia, manifatture), rincara la dose: «Si va sempre a colpire pensioni e stipendi dei lavoratori. E sono stufa di sentirmi dire che difendo ladri e fannulloni quando ci sono imprenditori che non investono e che quando il “giocattolino” si rompe, mandano tutti a casa». Sabatino De Lucia (Rsu del Comune di Vinci), non ha dubbi: «Vogliono rompere il fronte dei lavoratori, distinguendo il pubblico dal privato: noi dobbiamo restare uniti nella lotta». E Massimo Bollini (edili e legno) aggiunge: «Il settore edile è azzerato, anche per colpa di un governo miope, che non fa niente per cambiare il patto di stabilità che strozza le imprese: ma noi non ci rassegniamo a una società senza prospettive». Dove – aggiunge Silvano Pini (Spi Cgil), «i veri ammortizzatori sociali sono i pensionati, sui quali si reggono tante famiglie: nonostante questo continuano a colpirci». E a proposito di precari, c’è spazio per una storia-simbolo. Simona Bargellini sale sul palco insieme ad alcune sue colleghe del Centro per l’Impiego di Empoli: «Abbiamo a che fare ogni giorno con chi cerca lavoro, ma anche noi siamo precarie: tra il 2013 e il 2014 scadranno i nostri contratti (5 su 13 dipendenti), ma stando così le cose Circondario e Provincia non potranno fare nuovi concorsi: e quindi ci manderanno a casa».
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