Il dolore
Contro l’emergenza casa c’è l’alloggio in comune
A Montelupo parte il primo esperimento del cosiddetto housing sociale: due anziane sole vivranno in un appartamento che divideranno a metà
MONTELUPO FIORENTINO. I casi di emergenza abitativa sono sempre di più, anche tra le persone anziane. Per farvi fronte, il Comune di Montelupo ha deciso di avviare un esperimento che potrebbe diventare un modello per tutto il circondario. L’amministrazione guidata da Rossana Mori, in collaborazione con il servizio sociale della Asl, l'Auser di Montelupo e la società Publicasa, ha infatti realizzato il primo progetto nell’Empolese Valdelsa di housing sociale, ovvero di condivisione dello stesso alloggio, con spazi privati e spazi comuni, tra persone più o meno coetanee. Doppio l’obiettivo: promuovere un principio di integrazione sociale per favorire benessere e sicurezza delle persone più fragili e razionalizzare i consumi grazie appunto alla possibilità di condividere spazi e servizi.
Due anziane sole. Sono state coinvolte nel progetto due signore di 85 e 90 anni autosufficienti che per necessità di vario tipo dovevano uscire dal nucleo familiare dei figli. Le due situazioni sono state segnalate al Comune dal servizio sociale della Asl 11. «La legge sulle case popolari - sottolinea l’assessore alle politiche sociali Giacomo Tizzanini - attribuisce ben pochi punti alle persone anziane sole e difficilmente avremmo potuto rispondere alle esigenze delle due signore con questo strumento. Abbiamo quindi iniziato a pensare ad un modello alternativo, che poi potrà essere sperimentato anche in altre circostanze».
L’alloggio popolare. Per la sperimentazione del progetto è stato individuato un appartamento di edilizia residenziale pubblica in quanto luogo neutro in cui nessuno si sente padrone e l'altro ospite; si tratta di una condizione fondamentale per la costruzione di un patto abitativo.
Patti chiari. Nella gestione del progetto di coabitazione il servizio sociale dell’Asl accompagnerà le signore nell'elaborazione di regole di convivenza, “un patto abitativo” che risponda alle necessità e alle caratteristiche personali.
Gli altri aiuti. L'Auser si occuperà dei servizi di sorveglianza attiva, oltre a sostenere le signore nelle mansioni quotidiane (andare a fare la spesa, dal dottore, ecc.). A Publicasa è affidata la gestione dell'immobile sul piano amministrativo (invio del bollettino per l'affitto).
I costi e la casa. Il canone di affitto sarà calcolato in base al reddito complessivo del nucleo familiare. L'appartamento di via 1° Maggio è composto da cucina, soggiorno, due bagni, due camere matrimoniali e una singola. La terza camera potrà essere usata per eventuali emergenze o necessità da un familiare o da una badante. Il Comune ha investito circa 20.000 euro per ristrutturare l'appartamento: in particolare per il rifacimento dell'impianto elettrico, per l'imbiancatura e per la realizzazione di un nuovo bagno. Le due inquiline hanno arredato l'abitazione con mobilio proprio e la Caritas ha fornito altri complementi di arredo mancanti.
Solidarietà e convenienza. «Uno dei principi che ci guida nella nostra azione amministrativa - spiega il sindaco Rossana Mori - è promuovere la solidarietà reciproca. Il progetto di housing sociale scaturisce dalla volontà di rispondere a un'emergenza abitativa e di farlo creando i presupposti per l'attivazione di una rete sociale di sostegno che coinvolge i familiari delle signore, ma anche il tessuto associativo e l’Asl. Senza contare che così abbiamo un abbattimento dei costi sociali: se non avessimo trovato questa soluzione la probabile alternativa per le due persone coinvolte era quella di andare in una Residenza per anziani, con costi decisamente più alti».
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