Italia
A Verona brillano i vini che tornano al passato
Cinque aziende dell’Empolese Valdelsa puntano su biologico e biodinamico Per tutti la linea guida è recuperare vigneti e sistemi di lavorazione di una volta
EMPOLI. Colorino, Galletta, Foglia Tonda, Pugnitello. Questi sono i nomi su cui si gioca parte del futuro del vino e delle aziende del nostro territorio. Dopo anni di vini a tecnologia spinta e di vitigni non autoctoni si torna indietro e si va verso un’operazione di recupero dei vigneti che popolavano le nostre colline 50 anni fa e che vengono lavorati e concimati nello stesso spirito.
Per la prima volta il Vinitaly di Verona ha presentato il Salone dei vini da agricoltura biodinamica e biologica. Lo stand, denominato Vivit (Vigne, vignaioli e Terroir), allestito all’ingresso di Verona Fiere, è stato molto affollato e in questo spazio i vini del circondario hanno giocato un ruolo non indifferente. Sui vini naturali ruota grande interesse soprattutto all’estero e le aziende della nostra zona hanno già colto questa tendenza. Infatti su un centinaio di produttori presenti al Vivit (molti anche stranieri) ben cinque sono del circondario: Il Giardino di Sergio Falzari, Bandinelli di Cerreto Guidi, Poggio Secco e Fornace 1 di Cerreto Guidi, Dalle Nostre Mani di Fucecchio, Tenuta di Spicciano di Certaldo.
Colpisce la determinazione di questi produttori che hanno scelto una strada con un carico di manualità molto più elevato rispetto alla lavorazione tradizionale in una fetta di mercato dove la presenza del consumatore italiano è ancora esigua. Ma questo poco è importato a Giulio Rossetti e a Lapo Tardelli, amici fin dall’infanzia che nel 2006 hanno fondato a Fucecchio l’azienda Dalle Nostre Mani che produce vini biologici. Hanno ripreso i vigneti di famiglia abbandonati da decenni, ne hanno presi in affitto altri nelle stesse condizioni e li hanno riportati alla produzione insieme ai vecchi contadini della zona. «Leghiamo le viti con i salici - spiegano i due giovani agricoltori - ci siamo fatti insegnare il cordone capovolto (un vecchio sistema di propagazione della vite, ndr). Ai metodi di coltivazione tradizionali hanno unito poi la formazione universitaria (sono laureati in enologia).
Si sono distinte anche le aziende Poggio Secco e Fornace 1 che hanno puntato sul biodinamico. «Un convegno organizzato a Cerreto due anni fa - spiegano Marco Filippello e Giuseppe Pluchino di Poggio Secco - ci convinse a passare dal biologico al biodinamico. Vendiamo solo all’estero, in Italia sono pochi gli agricoltori che hanno scelto questa strada».
Oltre al Vivit, anche lo stand della Toscana dove hanno esposto decine di produttori locali è stato molto affollato. I produttori sono abbastanza soddisfatti. «E’ necessario però che la tendenza al rialzo del prezzo del vino sfuso si consolidi - spiega Ritano Baragli presidente del Consorzio Valvirginio - perché ancora le votazioni (100/120euro al quintale) non pagano i costi di produzione. E la vendemmia prossima potrebbe essere deludente se continuerà a non piovere».
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