Il Tirreno

Empoli

Il gong per curare chi ha la depressione

Due musicisti adoperano alcuni strumenti anche per aiutare ragazzi autistici o con lesioni celebrali

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MONTELUPO. Appesi alle pareti ci sono tams e gongs rotondi di varie dimensioni, prodotti in varie parti del mondo. Sono piatti lenticolari in ottone e bronzo e di uno di essi, in fondo alla parete, colpisce l'imponenza: due metri di diametro, pesa addirittura due quintali. E' uno dei cinque più grossi al mondo. Percuotendoli e sfregandoli, gli strumenti producono delle vibrazioni sonore,con degli strani oggetti di gomma, detti modulatori. Così il suono assume una sua precisa identità. Nella stanza c'è anche un pianoforte, delle campane di cristallo, strumenti a percussione e a fiato.

E poi un piccolo letto, dove distendersi e farsi attraversare dalle vibrazioni sonore. Immersa nel suo giardino, Marcello Calasso ha costruito una vera e propria “sala armonica”. Una casetta rivestita in legno fatta appositamente per attutire la dispersione del suono, tra il pavimento e la terra alcuni metri di isolante, fuori dalla porta la quiete delle campagna. E' qui che Calasso – operatore e ricercatore in discipline bio-naturali – organizza sedute di musicoterapia insieme alla professoressa Monica Verrini, insegnante di musica e operatrice musicoterapista riconosciuta dalla Regione Toscana.

«L’uso del gong ha origine orientale – spiega Monica – ma che da alcuni anni si è diffuso anche in occidente. Attraverso lo studio della musicoterapia, si è potuto evincere che le vibrazioni prodotte dagli strumenti che utilizziamo riescono letteralmente ad “interagire”con le cellule del nostro corpo; entrando in risonanza riescono ad abbassare le frequenze del cervello. Quello che cerchiamo di ottenere è dunque il benessere psicofisico».

Sono molte le persone che negli ultimi mesi si sono recate alla sala armonica di Calasso per un cosiddetto “bagno sonoro”. «Seguiamo per esempio alcuni ragazzi autistici e cerebrolesi – spiega Monica Verrini - perché per loro la vibrazione rappresenta certamente un mezzo per aprirsi ed interagire col mondo esterno. In ogni caso facciamo musicoterapia anche a chi ha blocchi psicofisici o per esempio disturbi dell’umore, spesso organizziamo vere e proprie sedute meditative».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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