La manifestazione
L’Imu sulla prima casa costerà come l’Ici
I sindaci adottano una linea comune: l’aliquota base sarà ritoccata ma senza ulteriori salassi per le famiglie
EMPOLI. Torna la tassa sulla prima casa. Ma i Comuni del circondario hanno fissato un paletto ben preciso: le famiglie non dovranno sborsare più di quanto pagavano di Ici nel 2007 (l’anno successivo fu abolita da Berlusconi). Non un euro in più dunque, ma neanche in meno. Per far questo buona parte delle amministrazioni comunali ritoccheranno, probabilmente di un punto, l’aliquota minima del 4 per mille.
La scelta. Detta così può sembrare anche semplice. Ma non lo è affatto. Sindaci, assessori e ragionieri sono da settimane alle prese con simulazioni e proiezioni, al termine delle quali i conti non tornano o fanno paura, tale è la portata delle stangate. L’idea iniziale era di non toccare la prima casa e fare leva su tutti gli altri immobili. Ma l’operazione è impossibile per tanti motivi tecnici. Il punto fermo è salvaguardare il sociale: i Comuni del Circondario vogliono mantenere intatti i servizi e per farlo dovranno sborsare complessivamente un milione di euro in più. E allora bisogna in qualche modo recuperare delle risorse. Anche per questo dovranno fare leva sull’Imu.
La spartizione. L'intero gettito per la prima casa resterà ai Comuni. L'aliquota minima è del 4 per mille, che può essere aumentata o diminuita del 2 per mille dagli enti locali, mentre la detrazione base è di 200 euro, oltre a 50 euro per ogni figlio convivente under 26, anche se ha redditi propri. Per tutti gli altri immobili invece l'aliquota è del 7,6 per mille, con gli enti locali che hanno la facoltà di abbassarla (ipotesi già scartata) o aumentarla (certamente) fino a un massimo di tre punti (10,6 per mille). Ad aliquota base (7,6 per mille) la torta viene spartita in due fette uguali tra Stato e Comune, con quest'ultimo che incassa interamente l'eventuale eccedenza.
Cosa succede. Se i Comuni decidessero di applicare l’aliquota minima, gli introiti in molti casi sarebbero inferiori rispetto a quelli garantiti dall’Ici nel 2007. Prendiamo come punto di riferimento i dati relativi alla pressione tributaria media che si ricavano dai bilanci comunali del 2007. A Empoli - dove la rendita catastale media degli immobili abitabili è di circa 650 euro – in media ogni famiglia pagava per l'Ici 225 euro, conseguenza dell'aliquota fissata al 5,20‰ e della detrazione pari a 130 euro. Con l’aliquota Imu al 4 per mille, da cui va sottratta la detrazione il proprietario che nel 2007 pagava 225 euro adesso pagherebbe 236 euro. Ma il calcolo è approssimativo e secondo l’ente – che infatti non esclude un ritocco al rialzo –in realtà nella maggior parte dei casi con la nuova Imu la cifra sarebbe più bassa rispetto all’Ici. Ma proviamo a fare qualche altro esempio. A Fucecchio (dove la rendita catastale media è di 582 euro), al posto dei 218 euro che si pagavano cinque anni fa per l'Ici (l'aliquota era al 6,25‰ e la detrazione pari a 165 euro) si andrebbe a pagare 191 euro. A Vinci (rendita media 668 euro), al posto di 262 euro (quando l'aliquota era 5,20‰ e la detrazione 103 euro) si pagherebbe 248. A Castelfiorentino (rendita media 527 euro), al posto di 213 (aliquota Ici 5,70‰ e detrazione 103 euro) si pagherebbe 154 euro.
La soluzione. Ma i Comuni non possono permettersi di rinunciare a questi soldi. E allora hanno scelto la via del compromesso: dove sarà necessario (le rendite catastali variano a seconda del territorio), alzeranno le aliquote in modo tale da far pagare alle famiglie (grazie anche alle detrazioni), non più (e neanche meno) di quanto pagavano di Ici nel 2007.
Giorni caldi. Definito il quadro, nei prossimi giorni ogni singolo comune dell’Empolese Valdelsa definirà i particolari. Anche perché il tempo stringe: per approvare i bilanci c’è tempo fino a giugno, ma i sindaci del circondario vogliono chiudere la partita già nel mese di aprile.
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