Sicurezza
Io, spettatore impotente della violenza su mio figlio
Parla il padre dell’arbitro preso a pugni da un giocatore durante una partita «Ero in tribuna, avrei voluto reagire ma lui mi ha fermato appena in tempo»
FUCECCHIO. Una passione comune per arbitrare le partite di calcio resa ancor più forte dall'episodio di sabato nella gara di Terza categoria a Empoli tra Calasanzio e Potente. Artan e Xhoi Sejdini, padre e figlio di origini albanesi, ma a Fucecchio da tanto tempo. Il primo è un arbitro degli amatori Uisp Valdera. Il secondo, invece, è un direttore di gara in forte ascesa nella sezione pontederese dell'Aia, pur essendo minorenne. È lui l'arbitro colpito al volto da un giocatore del Potente, espulso per offese, quando la partita si stava ormai concludendo con il risultato di 2-0 per i padroni di casa.
«Ero in tribuna a vedere la partita – spiega Artan, che proviene da Tirana – ed è stato difficile assistere a quella scena senza poter fare nulla per proteggere mio figlio. Da genitore avrei voluto reagire ma mi sono fermato appena in tempo. Ho aspettato che Xhoi mi facesse cenno che fosse tutto a posto e mi sono tranquillizzato. D’altronde, da arbitro, so che certe cose possono succedere». Un brutto epilogo di una partita gestita bene dal giovanissimo "fischietto" che studia al liceo scientifico di Fucecchio e sembra proprio orientato a proseguire la carriera da arbitro. Una passione, ovviamente, ereditata dal padre. «Ho sempre giocato a calcio, sia in Albania che in Italia – spiega il 46enne che lavora in una conceria della zona – e fare l'arbitro mi è sembrato naturale. Ho cominciato 10 anni fa e quando mio figlio ha voluto seguire le mie orme l'ho incoraggiato a cominciare. Credo che abbia la stoffa per fare carriera. E' calmo e pacato nella gestione di una gara, ma anche fermo e deciso».
Xhoi non può parlare di quanto accaduto per le disposizioni dell'Aia. Suo padre, però, consola il figlio, assolvendo anche il mondo del calcio. «E' difficile prevedere episodi di questo tipo. Quando vai al campo sportivo pensi di avere a che fare con persone ragionevoli e che considerano questo sport solo un gioco, rispettando la figura dell'arbitro. Nella maggioranza dei casi la situazione resta nei limiti. Ma a volte succede come sabato che qualcuno perde la testa. A quel punto per un arbitro si fa difficile potersi difendere. Ma credo che per un giovane come Xhoi episodi di questo tipo non possano far altro che rafforzarne il carattere e arricchire il suo bagaglio di esperienza. In fin dei conti fatti del genere sono accaduti un po' a tutti i grandi direttori di gara italiani, no?».
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