Il Tirreno

Empoli

Noi, lavoratori costretti a rinunciare alla famiglia

di Veronica Potenza
Noi, lavoratori costretti a rinunciare alla famiglia

Gli addetti del commercio gridano il loro no all’apertura festiva dei negozi: «Perché la nostra domenica deve valere meno di quella delle altre categorie?»

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EMPOLI. «Se stabiliamo che la domenica non ha piú valore, né religioso né come momento da condividere con la famiglia, se vogliamo una rivoluzione sociale che cancelli tutto questo, allora aprano anche le scuole, i Comuni, le banche, le poste. Perché le nostre domeniche dovrebbero valere di meno? Perché solo i lavoratori del commercio devono essere penalizzati?» E' Silvana Livi a infervorare cosí, piú di ogni altro oratore, la platea dei circa cinquanta commessi, in maggioranza donne, che venerdí sera si sono riuniti in una sala del circolo Arci di Avane, accogliendo l'invito della Filcams Cgil a discutere di cosa significa per loro la liberalizzazione degli esercizi commerciali.

Retribuzione. Silvana fa la cassiera alla Coop da quasi quarant'anni e ricopre il ruolo di delegata sindacale del Centro*Coop di Empoli. Sa bene che, rispetto alle molte colleghe che sono state assunte con contratti atipici, la sua è una posizione privilegiata perché la societá per la quale lavora è l'unica, tra quelle rappresentate all'assemblea, a pagare la domenica come se fosse uno straordinario. Per tutte le altre se va bene c'è il 30% in piú del festivo, che si traduce concretamente in cifre che variano dai 6 ai 12 euro nette a seconda dei contratti. Ma ci sono altre ancora – chi ad esempio ha un contratto di associazione in partecipazione – per le quali lo stipendio non cambia di una virgola se si lavora anche la domenica e la loro rinuncia a trascorrere a casa l'unico giorno in cui potrebbero godersi la compagnia dei figli, non viene in alcun modo compensata. Sebbene cosciente dei vantaggi dati dal suo contratto, la veterana della Coop non si stanca di ribadire che è tempo di abbandonare gli individualismi e di sostenersi a vicenda.

Occupazione. «Ci vogliono far credere – ha detto – che questa politica di aperture selvagge porterá nuova occupazione ma in realtá non fa che aumentare il numero dei precari: assumono giovani per uno o due giorni a settimana, con contratto da otto o dodici ore settimanali, ma quella non è certo buona occupazione. Con tre o quattrocento euro al mese non si vive e non è certo cosí che si risolve la crisi del Paese». Ad ascoltarla e applaudirla, dicevamo, sono in molte ma certo molte meno di quante ci si aspettava: i lavoratori del commercio dell'Empolese Valdelsa sono quasi 5mila.

Giorni di riposo. Particolarmente penalizzate dal punto di vista delle giornate di riposo sono le commesse che lavorano part-time. Alternando una domenica e un mercoledí come giorni liberi, alcune addette alla vendite del centro commerciale empolese raccontano di passare anche undici giorni consecutivi a lavoro senza nessuna interruzione.

Il contenzioso. La platea è compatta nel rimpiangere quel protocollo che avrebbe dovuto essere in vigore fino al 2015 e che stabiliva che le aperture domenicali nell'Empolese Valdesa sarebbero state solo undici all'anno piú le cinque di Dicembre. Andrea Brunetti, della Filcams Cgil, ha sottolineato come la battaglia non sia ancora conclusa. A giugno la Corte Costituzionale si dovrá infatti pronunciare sul contenzioso aperto tra Regione Toscana e Stato. Sono in molti peró, tra i lavoratori presenti all'assemblea, a ritenere che non sará facile tornare indietro. Anche se a spuntarla alla fine dovesse essere il presidente Enrico Rossi con la sua linea anti-liberalizzazione non è detto che si riesca a ripristinare il vecchio calendario. «Una volta che la gente si è abituata alla possibilitá di fare acquisti ogni giorno della settimana è difficile che si torni al precedente regime. Non si rendono conto – dicono all'unisono molte addette alle vendite - dello sforzo che costa a noi far sì che gli esercizi commerciali siano sempre aperti e non considerano neanche che queste aperture hanno un costo che alla lunga si rifletterá sul prezzo dei prodotti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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