Gioco
Medici di famiglia a tempo pieno parte da Empoli il nuovo servizio
L’Asl 11 è stata scelta dalla Regione come azienda pilota per sperimentare il piano proposto da Roma: ambulatori aperti fino a mezzanotte anche sabato e domenica con un dottore e un’infermiera
EMPOLI. Un medico a casa anche per la notte, per il sabato e la domenica. E per gli altri festivi. Che sappia, sempre e comunque, la storia clinica del paziente che va a visitare e curare con l’aiuto, se necessario, di un infermiere. Un modello simile a quello di molti paesi europei. A Empoli tutto questo partirà entro pochi mesi con una sperimentazione voluta dalla Regione che ha scelto l’Asl 11 come zona pilota.
Il piano del governo contro gli intasamenti al pronto soccorso ha nel nostro territorio un’applicazione concreta grazie a studi già fatti negli anni passati, a piani organizzativi rispetto al personale e a incontri (già partiti) con i sindacati.
Le associazioni di medici. Tutto ruota intorno alle associazioni dei medici che già sono spuntate sul territorio (vedi Empoli e Certaldo) e che diventeranno obbligatorie. «In questo modo i medici di famiglia possono condividere i dati dei pazienti - spiega Nedo Mennuti, direttore della Società della salute - e lavoreranno in rete con le guardie mediche». Vale a dire che queste due figure professionali saranno unite: chi ha pochi assistiti presterà servizio soprattutto il sabato e la domenica e poi, acquistando pazienti, diminuirà i turni e lavorerà di più durante la settimana. Il punto di forza sarà che a casa del paziente arriverà sempre un medico con tutti i dati che riguardano le sue malattie passate e la situazione di salute attuale. Altro beneficio sarà quello di non dover andare al pronto soccorso. Con la possibilità, spesso concreta, di dover aspettare anche ore all’ospedale.
«Saranno necessarie poi delle figure che coordineranno i gruppi di medici riuniti in associazioni», spiega Mennuti.
La notte. Dai dati in possesso all’Asl 11, le chiamate durante la notte sono poche. E di conseguenza, l’orientamento dell’azienda è quello di assicurare l’assistenza dopo mezzanotte con il 118 . Per il resto della giornata funzionerà il medico.
L’infermiere di famiglia. Questo modello ha un perno fondamentale nell’infermiere di famiglia, già in funzione in alcuni paesi europei. Per il sindacato Nursind questa figura è «la soluzione dei disagi nel pronto soccorso - si spiega - l’elevato numero di codici bianchi, quelli meno gravi, è la misura che il servizio offerto dai medici di medicina generale non è efficiente». Questa figura permette «di seguire in famiglia le persone con problemi di salute e non autosufficienti. E’ una figura di raccordo con la struttura ospedaliera, il medico e il distretto socio-sanitario». Il Nursind continua: «E’ da anni che anche l’ordine professionale degli infermieri (Ipasvi) spinge per l’implementazione di questa figura».
Le Case della salute. Al centro di questo nuovo modello ci saranno le Case della salute, al momento presenti a Empoli e Certaldo, che dovranno essere incrementate e avere una struttura di questo tipo in ogni comune. «Per organizzare nuove Case della salute - spiega Mennuti - abbiamo ottenuto un finanziamento di tre milioni e duecentomila euro ( a livello nazionale sono stati distribuiti 31 milioni) e vogliamo arrivare nel 2013 a questo obiettivo».
I numeri. Al momento nel circondario Empolese Valdelsa ci sono 176 medici di famiglia, 28 sono i pediatri e 40 sono le guardie mediche.
Gli accessi al pronto soccorso sono in un anno pari a 70mila e i codici bianchi e azzurri sono il 30% pari a circa 20mila.
I prossimi passi. «Noi lavoriamo da tempo a questo progetto - spiega Mennuti - la Regione Toscana ci spinge per partire con la sperimentazione. Noi siamo pronti e ci stiamo provando».
Anche a livello nazionale si sta andando nella stessa direzione con il ministro Renato Balduzzi in testa(e già il precedente governo si era mosso con gli stessi intenti). Il problema è che le Regioni ancora non sono tutte sulla stessa linea e la questione, a detta anche di alcuni sindacati dei medici, dovrà essere vincolata al Patto della salute.
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