Gioco
Caro Pd, inizia a pensare alle elezioni
L’economia globale è investita da una trasformazione feroce e senza precedenti, che vede contrapposte filosofie di pensiero, ognuna tesa a dimostrare la validità della propria...
di Vincenzo Mollica
L’economia globale è investita da una trasformazione feroce e senza precedenti, che vede contrapposte filosofie di pensiero, ognuna tesa a dimostrare la validità della propria proposta: sfruttamento e profitto su un fronte, sviluppo sostenibile e rispetto dell'uomo dall'altro. La città, specchio di questo modello di sviluppo, sta pagando attraverso la sua dissoluzione le contraddizioni che la governano: difendere la sua identità storica ,all'interno di un ciclo di completamento prettamente speculativo. Solo un radicale ripensamento del suo progetto, potrà evitare la sua perdita. Pensare, come cura, di guardare al passato, non è solutivo. Né lo è congelare il presente, in attesa che il sistema si riassetti .
Sarebbe utile, oltre che necessario che un partito come il Pd, si pronunciasse in modo chiaro e puntuale su temi così cruciali. Questo permetterebbe un confronto tra le opinioni della base e quelle della direzione, ultimamente non sempre in linea (caso Tav docet). Anche perché la questione diventa problema quando la base non riesce a capire cosa pensa la direzione e la direzione non sa cosa pensa la base, ammesso che questo passaggio non venga supposto superfluo.
Senza toccare il livello drammatico di altre realtà , anche la nostra area sta respirando la crisi con affanno. Basta osservare il tracollo del settore edilizio, non certo il solo, per misurare la gravità della situazione. Purtroppo, il ritardo e l'arretratezza della lettura politica (governo e partito) nella direzione dei fenomeni degeneranti della globalizzazione, non hanno permesso di allestire sul territorio un piano sinergico tra imprenditoria,finanza, infrastrutture di scambio e di comunicazione, aggiornato alle esigenze della nuova fase. La crisi non attende, pretende risposte, senza le quali procede nella sua devastazione di territori e comunità.
Pensiamo che un'azione di solo contenimento possa risultare insufficiente come risposta: che Empoli abbia perso una sua capacità di attrarre(non solo investimenti ) è dato evidente, anche se le appartiene una capacità di rinascita che ha già dimostrato in passaggi precedenti di riconversione produttiva. Si tratterebbe, per intanto, di definire quale possa essere la sua vera immagine, considerato che la ridefinizione della sua identità non significa la sparizione di quella attuale.
Ma quale è l'identità attuale? Quella mercantile, di antica vocazione? Quella terziaria, mai espressa in modo compiuto? Quella culturale, il cui patrimonio umano e artistico non è mai stato valorizzato per quanto vale? Quella universitaria, ambiziosa, ma che richiede altro ordine di investimenti? Oppure, tutte queste cose e anche altre? Quale è la visione strategica della politica? Perché se la città vuole ritornare centro di scambio e di investimento attivo, dove convergono domande ed energie, materiali e culturali, qualcosa bisogna fare. Imprimerle, per esempio, un salto di qualità e di scala, che rivisiti l'apparato infrastrutturale, dalle sedi produttive a quelle amministrative, dai centri finanziari e direzionali, a quello turistico alberghiero, tutto progettato urbanisticamente e architettonicamente all'insegna dei nuovi indirizzi di autosufficienza energetica ed impatto eco sostenibile.
Da qui, potrebbe scaturire un rapporto diverso tra città e territorio, impostato non più sull'ansia della previsione a rischio, ma su un programma concordato e pianificato, che finalmente produca e non consumi solamente. Su questa linea, verrebbero a stabilirsi convergenze fin qui inespresse, tra settori che hanno operato a comparto chiuso, se non in conflitto: tra economia e cultura, tra commercio e residenza, tra formazione e ospitalità, lungo un elenco che può continuare.
Si evidenzia dai dibattiti come la politica debba pensare in modo nuovo, oltre confini stereotipati e lontani dalla visione dei cittadini. Siamo in ritardo con il popolo ambientalista; siamo in ritardo con il mondo giovanile; siamo in ritardo con il mondo del lavoro e della comunicazione. Eppure, siamo indispensabili per qualunque riforma. Essere indispensabili significa essere utili. Un modo per esserlo, è quello di far capire agli altri cosa pensiamo.
Dal momento che dalle nebbie della indiscrezione, cominciano ad affiorare nomi di possibili candidati a sindaco, sarebbe utile che il Pd cominciasse a dire come intende presentarsi alle prossime elezioni. Ammesso che sia pronto. Ciò porterebbe, secondo noi, diversi vantaggi: eviterebbe di bruciare candidature meritevoli; rafforzerebbe l'azione del governo nella fase conclusiva della legislatura; offrirebbe al partito l'occasione di verificare il consenso dei cittadini; eviterebbe la eventualità di arrivare all'appuntamento in ordine sparso.
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