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L’Iva sulla Tia non va pagata nuova sentenza contro il fisco
Depositato venerdì un verdetto della Corte di Cassazione: l’addebito in bolletta è illegittimo Per le associazioni Federconsumatori e Aduc gli utenti devono chiedere i rimborsi degli anni passati
EMPOLI. Federconsumatori e Aduc rilanciano la battaglia per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) versata con la tariffa d’igiene ambientale (Tia). Questo anche in relazione a una sentenza depositata venerdì scorso dalla Corte di Cassazione.
In questo verdetto, in sostanza, si stabilisce (di nuovo) che la Tia è un tributo e non è soggetto ad Iva.
Le cause. «Nel corso del 2011 - spiega Federconsumatori - a Genova, Prato e Alessandria sono state promosse cause pilota davanti al giudice di pace, con tre vittorie significative a favore dei cittadini che hanno ottenuto il rimborso dell’Iva. Pertanto pensiamo sia opportuno andare avanti su questa linea, lavorando per una soluzione politica, ma agendo anche sul territorio nel caso maturino le condizioni attraverso altre cause pilota e di una class action».
Rimborso. Per la richiesta sono stati predisposti anche stampati: uno per quanti si rivolgono alle sedi di Federconsumatori, l’altro per il cittadino che vuole fare direttamente richiesta dell’Iva pagata ma non dovuta. Nella stessa direzione si sta muovendo l’Aduc che addirittura propone agli utenti di chiedere il rimborso all’ufficio Iva (sul sito internet: www.aduc.it).
La Consulta. «Nei Comuni dov’è avvenuto il passaggio da Tarsu a Tia - spiega Federeconsumatori - è stata applicata su quest’ultima l’Iva al 10%, sebbene la Corte Costituzionale nel luglio del 2009 abbia stabilito che la Tia, nonostante sia definita come tariffa d’igiene ambientale, è una tassa e non una tariffa, per cui sulla stessa non è applicabile l’Iva». Sempre secondo i dati forniti da Federconsumatori in Italia sono oltre sei milioni le famiglie che hanno dovuto pagare per anni indebitamente l’Iva sulla Tia e oggi possono chiedere il rimborso. «Facciamo un esempio - dice l’associazione - una famiglia che paga 250 euro all’anno ha diritto a vedersi restituire 25 euro, cifra che va moltiplicata per il numero di anni durante i quali si è pagata la Tia».
Il governo. «Per oltre due anni e mezzo - sottolinea ancora Federconsumatori - abbiamo chiesto al governo di dare attuazione alla sentenza della Consulta. L’esecutivo ha tergiversato a lungo, poi ha tentato di scippare i rimborsi e ha cambiato nome alla Tia, trasformandola da tariffa d’igiene ambientale a tariffa integrata ambientale ed etichettandola come prestazione di servizio su cui è dovuta l’Iva. Ma la nuova Tia, la cosiddetta Tia2, non è applicabile in quanto manca il regolamento attuativo, pertanto rimane in vigore la vecchia con il regolamento del 1999».
Infine, un decreto del dicembre scorso ha istituito Res, il nuovo tributo per il servizio di smaltimento dei rifiuti, su cui l’Iva dal primo gennaio 2013 non sarà più dovuta.
Cassazione. Venerdì l’ultimo aggiornamento. «La sentenza - spiega l’Aduc - va contro la prassi amministrativa del dipartimento delle politiche fiscali, che con una circolare aveva ravvisato continuità tra Tia1 e Tia2, sì che la Tia1 sarebbe un'entrata patrimoniale, e quindi soggetta ad Iva. Per la Cassazione le conclusioni delle Finanze “sono frutto di una forzatura logica del tutto inaccettabile”: non si vede come la successione logico-giuridica di due entrate possa generare in automatico l'identità della loro natura».
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