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Designer fucecchiese brilla a Parigi

Designer fucecchiese brilla a Parigi

Marianna Rosati: «Così la collezione inverno 2012-13 ha entusiasmato i francesi»

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FUCECCHIO. Per una che si chiama Marianna come l’incarnazione della Francia, farsi apprezzare a Parigi quale designer è una grossa soddisfazione. E’ accaduto a Marianna Rosati, 31 anni, alla “Fashion week” col primo grande exploit di moda grazie a collezione d’abbigliamento in pelle trattata come il tessuto. Racconta, ancora eccitata, nell’azienda di famiglia, Factory: «E’ stato un grandissimo evento, la collezione autunno-invermo 2012-13 ha entusiasmato. Si entrava da una stanza altissima e molto luminosa, su un tappeto di foglie ballava Martina Conti, ed era la presenza romantica in quanto rappresentava Cappuccetto Rosso bambina che gioca. Poi si scendeva nel sotterraneo fino a un cubo di vetro con dentro il bosco vero. In mezzo 10 ragazze, vestite, in posizione».

Da quanto è designer?

«Disegno collezioni di abbigliamento da 3 anni. Avevo iniziato con la ricerca di materiali e lavorazioni sia per la pelle sia per il tessuto delle collezioni alla confezione Santacroce. Nel 2001 ho studiato al Polimoda di Firenze diplomandomi nel Master Concept Brand Image. Dopo un’esperienza nell'ufficio stampa del Gruppo Prada, sono tornata alla Santacroce come assistente designer per gli stilisti del marchio, fino a diventare head designer. La stagione successiva ho creato un nuovo brand basato solo sul tema pelle con un concetto totalmente nuovo».

Si tratta di Drome, che sta avendo tanto successo?

«Sì, Drome contiene tutti i punti fermi della mia visione stilistica, per una donna femminile e grintosa insieme. Un altro concetto importante è quello di decostruire il concetto pelle e di portare in questo materiale forme innovative studiando pesi e lavorazioni quasi fossero capi in seta».

Come fa a trasformare le prestazioni del pellame?

«Lo conosco a fondo e cerco innovazioni tecnologiche sempre nuove, prendendo ispirazione dal mondo del tessuto: pelli superleggere, traforate, stampate. Voglio dargli freschezza, per abiti, bluse, camicie, chemisier, con look simile a quello del tessuto, più leggero e vaporoso. Altrimenti è la solita giacca in pelle. Non lavoro da sola, nell’ufficio stile ci sono Silvia Silvestri e Monica Bini, due ragazze di Livorno, con cui sviluppo i progetti».

Il segreto del suo lavoro?

«I capi d’abbigliamento devono far sognare. C’è un negozio in piazza di Spagna a Roma, in media all’anno compra 3-400 capi. La proprietaria mi ha detto una cosa molto bella: a volte entra qualche donna, prova un capo, si rimira allo specchio, e poi dice che ha sognato un po’ anche se non può permettersi di acquistarlo. Ecco perché il marchio si chiama Drome, che vuol dire sogno, fantasia».

Sono pellami del distretto conciario di Santa Croce?

«Alcuni sì, altre vengono dal sud d’Italia, ma il prodotto finito è creato e realizzato in Italia, principalmente in Toscana: tra Fucecchio, Pontedera, Empoli, abbiamo laboratori artigiani con mani d’oro».

A Fucecchio la vedremo sempre meno?

«Ma no, lavoro qui. E collaboro con passione a Elan Frantoio e al gruppo di Firenza Guidi, che è una fonte d’aspirazione internazionale».

Suo padre Ferrero è un contradaiolo di Massarella.

«E io sono sbandieratrice da dieci anni, ai costumi c’è Francesco Cinelli col quale ho fatto performance di body painting. Mi piacerebbe dedicare al Palio più tempo, ma non ne ho quanto meriterebbe».

Luciano Gianfranceschi

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