Il Tirreno

Empoli

Addio Castello vivrò girando per il mondo

di Marco Fani
Addio Castello vivrò girando per il mondo

Poco più che trentenne lascia il posto fisso per inseguire il sogno del viaggiatore

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CASTELFIORENTINO. «Il viaggio non è conoscere nuove terre, ma osservare con occhi nuovi». E' uno dei celebri aforismi di Marcel Proust. Negli anni è diventato il motto di vita di Fabio Serrozzi, 37 anni di Cambiano. Cinque anni fa ha lasciato il lavoro da impiegato per girare il mondo, la sicurezza quotidiana di un posto a tempo indeterminato per andare a scoprire e vivere nuove terre e nuove culture. E' iniziato così un lungo tour che ha toccato Asia, Africa, America, Europa e che proseguirà nei prossimi mesi, quando Fabio, zaino in spalla e autostop sulle strade di tutto il globo, inizierà una nuova avventura in Argentina toccando Patagonia e Cile. «Senza una meta precisa – racconta – ma con la voglia di costruirmi la vita giorno dopo giorno, lontano dai posti di richiamo turistici e a stretto contatto con le popolazioni locali». La storia di Fabio Serrozzi, conosciuto nel mondo sportivo locale per essere stato il responsabile della scuola calcio della società castellana del Membrino e già tecnico del settore giovanile e della prima squadra di Terza categoria biancazzurra, è fuori dagli schemi.

Addio al posto fisso. «Per undici anni – spiega Fabio – ho lavorato come impiegato in una ditta di cornici. Avevo il mio buon stipendio, che mi permetteva di vivere tranquillamente. Non avrei mai pensato di cambiare radicalmente vita e obiettivi. Ma cinque anni fa con la mia ragazza di allora, Susanna, con cui poi ho effettuato il giro durato un anno, avevamo pianificato un viaggio in India. Purtroppo per una serie di episodi sfortunati non potemmo partire. Per questo chiedemmo all'agenzia di viaggio di trovarci una destinazione alternativa. Ci fu proposto il Kenya e partimmo. Non fu una vacanza nel senso tradizionale del termine. Abbiamo avuto modo di conoscere la cultura locale, ma soprattutto di toccare con mano il disagio vissuto da molti bambini costretti in un orfanotrofio. E' in quel momento che ho iniziato a capire che la vita e il lavoro di tutti i giorni mi stavano un po' stretti, pur mantenendo un bel rapporto con la comunità castellana in cui ancora oggi vivo e di cui sono onorato di far parte».

Un volo e via. Al ritorno in Italia Fabio conosce due ristoratori della zona che anni prima avevano deciso di abbandonare tutto per viaggiare. «E' stata la molla scatenante – ammette – e così insieme a Susanna abbiamo deciso di pianificare un anno a giro per il mondo, fissando soltanto il biglietto aereo. Lei ha venduto il centro estetico di cui era proprietaria, io mi sono licenziato dalla ditta prendendo la liquidazione come budget da utilizzare per il viaggio. E la cosa che più mi ha fatto piacere è stata l'approvazione della mia famiglia, di mia madre Mara e di mio fratello Federico, oltre a quella dei miei datori di lavoro».

Dall’Asia all’America. Fabio ha acquistato il biglietto "Oneworld Explorer" che permette di poter girare il mondo in un anno utilizzando le compagnie aree convenzionate con l'agenzia. «Con un costo di 2800 euro a testa – spiega – abbiamo usufruito di 14 collegamenti aerei, dall'America Latina all'Asia, tornando poi in Europa. La nostra idea iniziale era di rimanere sei mesi in Asia e altrettanti in America, ma quando non hai una meta precisa il viaggio si trasforma e si rimodella anche in base alle esperienze quotidiane».

In autostop. L'avventura ha avuto inizio in Perù, proseguendo poi per la Bolivia, il Messico, gli Stati Uniti, Honk Kong, Thailandia, India, Egitto, Spagna, fino al ritorno in Italia. «Il nostro non è stato un classico tour turistico – prosegue Serrozzi – ma in tutti i luoghi che abbiamo visitato ci siamo messi in gioco e spesso, in cambio dell'ospitalità, abbiamo fatto dei lavoretti saltuari in campagna e a contatto con gli animali. Abbiamo incontrato tante persone e abbiamo sconfitto molti tabù, soprattutto quelli legati alla diffidenza. Spesso è più disponibile ad ospitarti o ad offrirti un pasto chi è povero, rispetto a chi ha più disponibilità economica. Viaggiando, poi, capisci anche che i costi quotidiani non sono quelli che si possono immaginare vivendo in Occidente. Le sistemazioni locali, soprattutto in Asia e Sud America, non sono molto costose. E lo stesso avviene muovendosi con l'autostop o con i mezzi pubblici, che ti danno modo di fare tante conoscenze e magari modificare strada facendo i propri itinerari».

I soldi e il cibo. Tanti anche gli aneddoti da raccontare. «Viaggiando così tanto – prosegue – accadono piccoli inconvenienti, anche se non abbiamo mai percepito problemi di sicurezza. In Bolivia, per esempio, mi ritrovai con soli 5 euro in tasca e col bancomat smagnetizzato. Non avevo i soldi per pagare l'alloggio ma il proprietario mi offrì ugualmente la stanza. E alla scadenza del permesso di soggiorno le autorità locali non mi crearono molti problemi per il rinnovo, senza volere soldi in cambio. Per scelta non ho mai preso un vaccino pur viaggiando in terre considerate a rischio. Ho mangiato di tutto, anche nelle tribù della Thailandia, dove mi raggiunse per tre settimane mio fratello in vacanza, ma non ho mai avuto problemi di stomaco. L'unica volta che è successo è dopo aver mangiato un panino ad un fastfood negli Stati Uniti, prima di partire per l'Asia».

Il Chiapas più di tutto. Incredibile anche il ricordo del Perù. «Il lago Titicaca è unico – continua l'ex allenatore del Membrino – ma anche la città di Lima è fantastica e non è giusto che sia tacciata come luogo insicuro come viene riportato nelle guide di mezzo mondo. Ricordo ancora una partita di calcio organizzata con un gruppo di ragazzi locali. Tra tutti i posti visitati, senza dubbio, l'ospitalità più bella è quella che ho ricevuto in Chiapas. E forse non è un caso che in Messico sia rimasto ben due mesi e mezzo».

Basta carne. Ma anche la spiritualità dell'India è qualcosa che ti segna. «La respiri quotidianamente – sottolinea – anche grazie alla possibilità di conoscere persone di etnie e religioni diverse. Proprio dal quel momento ho deciso di rivedere la mia alimentazione, rinunciando per sempre alla carne. A casa ho un appezzamento di terra che mi permette ora di vivere con la frutta e la verdura che coltivo quotidianamente, visto che non ho molti altri vizi».

Viaggio in Italia. Dopo il ritorno in Italia, Fabio è rientrato a Cambiano ma la sua vita è mutata. «Ho ripreso ad allenare i ragazzi per un periodo – spiega – ma ho deciso di non tornare a lavorare per essere libero di poter ripartire». E così è nato il secondo viaggio, questa volta in Italia. «Nel frattempo – continua – avevo maturato una serie di contatti grazie anche ad una newsletter creata su internet. Ho deciso di realizzare una pagina su Facebook chiedendo ospitalità, che poi in tanti casi ho ricambiato, a tutti coloro che me l'avrebbero data. Così ho realizzato un viaggio durato 50 giorni, in luoghi d'Italia incredibili, tra cui Tivoli, la fattoria degli animali liberi della Valle Vegan, Pescopennataro a Isernia, Porto Recanati, Pian Dell'Abate a Assisi, i monti Sibilli, San Donnino di Modena e Milano Marittima. A Tivoli, per esempio, ho dormito in una caverna con un eremita. Ma in tanti altri casi mi sono anche arrangiato col sacco a pelo».

Destinazione Argentina. Ma il suo futuro è ancora un libro da scrivere. «A maggio dopo la nascita di mio nipote – conclude – ripartirò per l'Argentina, ma in futuro mi piacerebbe anche andare in l'Australia Nuova Zelanda o Senegal. Del resto adoro viaggiare in modo libero e costruirmi la vita giorno dopo giorno. Se mi manca qualcosa? Nel momento in cui ho avuto voglia di tornare ad allenare i ragazzi l'ho fatto anche smettendo di viaggiare e dei ragazzi del Membrino sono sempre un grandissimo tifoso. Per il resto vivere viaggiando mi rende libero, felice e mi fa vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ma rispetto anche chi non la pensa come me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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