Sicurezza
Lo sfogo di una tabaccaia: troppa pressione su chi lavora
EMPOLI. Una pressione, quella dei controlli della Finanza intensificati negli ultimi mesi, che fa storcere qualche bocca. Tra queste quelle di Elisabetta Scarselli, tabaccaia di Ponte a Elsa. Una...
EMPOLI. Una pressione, quella dei controlli della Finanza intensificati negli ultimi mesi, che fa storcere qualche bocca. Tra queste quelle di Elisabetta Scarselli, tabaccaia di Ponte a Elsa. Una giovane imprenditrice che ama il suo lavoro, che lo fa da molti anni (dopo aver rilevato l’attività del padre) e che con coraggio ha reagito anche a una rapina avvenuta pochi mesi fa nel suo negozio.
«Io mi sento un po’ presa in giro di fronte a questi controlli così serrati - spiega Elisabetta Scarselli - certo chi froda deve essere controllato e sanzionato. Ma non ci dobbiamo dimenticare una questione importante: chi lavora crea ricchezza, chi lavora deve essere premiato».
«Ci si può dimenticare di fare uno scontrino a volte - va avanti la commerciante - io mi alzo la mattina alle sette e rimango nel negozio fino alle otto la sera e oltre. Non sono qui per cambiare aria».
Elisabetta non vuol passare come quella che ruba, una furbetta. «E’ vero c’è una pressione mediatica su questi controlli ma non si deve dimenticare anche che noi siamo a rischio sempre: ci sono persone che ci danno i soldi falsi, c’è chi non ci paga la ricarica o il pacchetto di sigarette. E ora, negli ultimi tempi, siamo costretti ad affrontare anche molte rapine. Non so se è molta propaganda quella che viene fatta sui controlli ma dall’altra parte bisogna capire che anche noi siamo in difficoltà».
E, comunque, aggiunge: «noi siamo anche una categoria fortunata rispetto a molti altri, perché finora ci siamo difesi dalla grande distribuzione grazie alla forza del sindacato. Anche la liberalizzazione non ci ha toccato. Non guadagniamo molto, ma si riesce a lavorare e a vivere dignitosamente, si tiene duro insomma».
E la commerciante di Ponte a Elsa conclude: «Ci vorrebbe più elasticità, io credo. Abbiamo pochi diritti: se mi ammalo io non guadagno e quindi bisognerebbe riuscire ad avere anche una dose di giusta tolleranza, comunque sempre nel rispetto delle leggi».
Lucia Aterini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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