Il Tirreno

Empoli

Qui Di Pietro vota Pd Baglioni non canta e la D’Addario lavora

di Filippo Cioni e Marco Fani
Qui Di Pietro vota Pd Baglioni non canta e la D’Addario lavora

Da Gino Paoli a Lorenzo Tramaglino: sono una ventina i casi di omonimia più curiosi nell’Empolese Valdelsa

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EMPOLI

Scambiati per qualcuno che non sono. Nella loro vita il destino ha giocato un ruolo chiave. Si chiamano come personaggi famosi italiani, ma fanno tutt'altro. Omonimi condannati a raccontare la loro verità tutte le volte che squilla il telefono di casa da parte di qualche scocciatore, o magari destinati anche a prendersi insulti. Quando va meglio nascono battute curiose con gli amici e ci scappa da ridere. Anche perché non tutti sentono il peso di chiamarsi come un vip e, curiosamente, molti sono nati prima del loro omonimo da passerella. Condanna o no che sia, nel circondario ne abbiamo scovati una ventina. Li abbiamo contattati per conoscere come sia la loro vita da finti famosi. Qualcuno ci ha liquidato con un “no grazie”. Dalle parole di chi invece ha accettato sorridente, sono usciti aneddoti curiosi.

Non sono io la escort. A Brusciana abita la signora Patrizia D’Addario. Gestisce l’agriturismo “Sapori di Toscana” in via Monteboro, un bel casale nella campagna empolese. Ma lei con Berlusconi e quelle famose intercettazioni piccanti, non ha niente a che vedere. «Quando scoppiò il caso escort - racconta sorridente Patrizia - ho passato un periodo abbastanza imbarazzante. Mi è capitato di parlare con operatori di telefonia che mi chiedevano se ero l’amichetta del premier. E allora mi toccava tutte le volte spiegare. Però ho accettato sempre la cosa col sorriso sulle labbra». Patrizia ammette anche di averci guadagnato qualcosa dalla omonimia. «Prima tutti scrivevano il mio cognome in modo sbagliato. Dopo, magicamente, non è più successo e la gente ha capito che tra la “d” iniziale e la “a” ci va l’apostrofo».

Il Baglioni che non canta. A Empoli vive anche un Claudio Baglioni: non canta, è uno stimato medico del 118. «Gli aneddoti sull’omonimia? Ce ne sono stati e tutti quando frequentavo l’Università - racconta - mi ricordo un esame di chimica in cui il professore, dopo aver fatto l’appello, mi si avvicinò e mi diede il microfono come a dire di cantargli qualcosa. Davanti a trecento persone fu imbarazzante». Caso ha voluto che al 118 di Empoli lavori anche il medico pisano Marco Carta. «Siamo colleghi - ride Baglioni - e le dico anche di più. Qualche anno fa conoscevo un obiettore di coscienza che si chiamava Marco Masini. Un trio perfetto».

L’arbitro sbagliato. A Limite vive il signor Gianluca Rocchi che ha la sfortuna di chiamarsi come l’arbitro di serie A. Un’omonimia che gli sta tormendando la vita, perché il calcio è croce e delizia degli italiani. «Proprio così - ammette - quando il mio omonimo sbaglia una partita i tifosi che si sono sentiti offesi mi chiamano a casa anche di notte. Ho ricevuto minacce e ho pensato più volte di staccare il telefono. Ogni volta che vado al bar leggo dove arbitrerà la domenica successiva, incrociando le dita perché non combini guai».

Un nome da romanzo. «Il padre di mio babbo amava i Promessi Sposi, ecco com'è andata». Lorenzo Tramaglino, pensionato, vive a Empoli e si chiama come il protagonista del romanzo di Manzoni. «Mio nonno paterno era di origine campana e leggeva le sue opere e così fu scelto di chiamarmi Lorenzo, dato che ci chiamavamo Tramaglino. Nella vita questo omonimia non mi ha mai creato fastidi. E' un nome letterario e ne vado fiero».

Politica per passione. Porta lo stesso nome del segretario dell'Italia dei Valori. E proprio con Antonio Di Pietro condivide la passione per la politica. Ma il “Tonino” del Circondario è un agricoltore, abita con la famiglia a Cerreto e non ha alcun legame con l'ex Pm. «All'epoca dell'indagine sulla mercedes posseduta da Di Pietro nazionale – racconta – ho ricevuto molte telefonate, tra cui diverse dal giornale Il Foglio, che volevano spiegazioni. Per il resto anch'io vengo chiamato “Tonino” e il mio paese d'origine non è molto distante dal suo, pur essendo io della Basilicata». Ma c'è un'altra curiosità che lega i due, che non si sono mai incontrati. «Sono stato consigliere comunale del Pci a Vinci e Cerreto – prosegue – e ho proseguito la militanza con i Ds e il Pd poi, ricoprendo anche il ruolo di tesoriere. In realtà non ho mai votato per l'Idv ma mi piacerebbe incontrarlo. L'ultima volta che è venuto da queste parti ero a letto malato».

Il Rossi che non ama il calcio. A Montaione vive Paolo Rossi che lavora in un salumificio. È un nome presente anche in altri comuni del circondario. Ma lui è nato a pochi mesi dalla vittoria dei mondiali di Spagna del 1982 e la mamma Luciana decise di donargli il nome di Pablito. «Non ho mai giocato a calcio – racconta – ma questo nome non mi ha mai dato problemi. Fu una decisione di mia mamma. Nacqui col cesareo e prima di essere addormentata mia madre fu categorica dicendo che non avrebbe voluto sorprese dopo la mia nascita. Visto che il cognome era Rossi, era doveroso chiamarmi Paolo. In famiglia l'unico che segue un po' più il calcio è mio babbo tifoso del Milan dove ha militato anche Paolo Rossi».

Il Mancini difensore. «Non scherziamo. E' Roberto Mancini ad aver preso il mio nome». Ride il Roberto Mancini empolese, nato nel 1960 quattro anni prima dell'allenatore del Machester City. Con lui condivide soprannome e passione per il pallone. «Tutti mi chiamano Mancio – racconta - ma deriva dall'abbrevizione del cognome. Sono stato un “difensoraccio” nelle categorie amatoriali». Mancini lavora nella grande distribuzione, abita a Marcignana ed è tifoso della Fiorentina. «Non ho bellissimi ricordi dell'epoca di Mancini in viola – ammette – furono l'anticamera del fallimento e della ripartenza dalla C2, anche se con lui vincemmo la coppa Italia».

Gli altri. La lista degli omonimi vede anche altri celebri cognomi sul territorio. Se Roberto Mancini è presente anche in altri comuni come Vinci, Cerreto, Castelfiorentino e Fucecchio, nella città di Indro Montanelli e a Certaldo abitano i Luca Toni, omonimi dell'ex attaccante della nazionale. A Certaldo ci sono Roberto Maroni e Gino Paoli. A Gambassi ha vissuto per tanto tempo Carlo Conti «che – racconta la madre – fa il meccanico, anche se tutti mi chiedono se non sia il presentatore televisivo». Ma ci sono anche illustri omonimi di ex calciatori come Massimo Agostini che vive a Gambassi e Angelo Peruzzi di Vinci che racconta: «Non sono un grande appassionato di calcio ma i mie figli lo seguono».

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